MOSTRE TEMPORANEE

Arte decorativa
Pittura e Grafica
Scultura
Mosaico

Arte decorativa

Ceramiche Lenci, 1992
Trofei sportivi, 1999
Mascotte da radiatore, 2005

Poesia e Simbolismo, 2009

 

A. Panzetta, Invito al collezionismo. La manifattura Lenci, catalogo della mostra, Galleria del XX Secolo, Torino 1992.

Un’ampia selezione di ceramiche e disegni preparatori dalla manifattura ceramica più popolare ed apprezzata negli anni Trenta in Italia e all’estero. Variopinti modelli di Giovanni Grande, Sandro Vacchetti, Mario Sturani, Elena Scavini, Giulio Da Milano, Beppe Porcheddu, Felice Tosalli, Gigi Chessa e Abele Jacopi.

Trofei 1882-1963. Premi delle Società Sportive Torinesi, a cura di A. Panzetta, catalogo della mostra al Circolo degli Artisti, Renaissance, Torino 1999.

Una selezione di oltre settanta trofei sportivi, selezionati tra le centinaia conservati nelle più importanti Società Sportive torinesi, ha permesso di sottolineare come anche in questo tipo di produzione la qualità artistica fosse altissima per tutta la prima metà del Novecento. Spesso originalissime invenzioni di scultori come Giorgio Ceragioli, Michelangelo Monti, Edoardo Rubino, Celestino Fumagalli, Aurelio Quaglino, Giovanni Battista Forchino, Archimede Campini o Giandomenico De Marchis, oppure di architetti come Carlo Mollino o orafi della levatura di Eugenio Bellosio, Mosini o Cesare Ravasco.

A. Panzetta, Altroché semplici mascotte!, in Mascotte da radiatore per auto da sogno, catalogo della mostra di Novegro, Maser 2005.

Allestita come esposizione collaterale in occasione della mostra di antiquariato di Novegro, la collezione di mascotte da radiatore dell’avvocato Pasquale Giordano, unica nel suo genere, documenta un aspetto dell’arte decorativa e applicata tra il 1905 e gli anni Cinquanta, soprattutto di produzione extra italiana. Il testo in catalogo ne analizza i temi ricorrenti ed il significato simbolico, ricordando chi, tra gli scultori, anche in Italia produsse autentici capolavori in miniatura.

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A. Panzetta, Divagazioni tra Poesia e Simbolismo. Pittura, Scultura ed Arti Applicate tra Ottocento e Novecento, catalogo della mostra, Milano 2009.

Allestire un percorso tra poesia e simbolismo, per l’arte italiana e con l’arte italiana, è impresa semplice se si avesse a disposizione la totalità delle opere note e presenti nelle collezioni pubbliche, ma tentare di dare un contributo qualitativamente significativo pur mantenendo la propria specifica fisionomia di mercante d’arte è cosa assai difficile. Con una manciata di opere eccelse ci riesce però Daniela Balzaretti che, con Vassili Balocco, ha ancora ben chiaro l’originario significato della parola “antiquario”: antico sinonimo di appassionato cultore e studioso delle cose antiche. Anni di ricerca, sostenuti da una selezione rigorosa e intransigente che ha imposto l’archiviazione e la temporanea rinuncia a proporre al mercato i capolavori rintracciati, hanno permesso l’allestimento di un viatico fascinoso, nel quale la Poesia diviene simbolismo e il Simbolismo si tinge di poesia.
Così, come in un surreale e animista colloquio suadente, sussurrato nella penombra di un elegante salotto italiano, le opere si animano e comunicano. E allora, nella quiete di questo salotto, un marmo di Arrigo Minerbi, soffuso di struggente malinconia pascoliana, mesto si confessa con lo spiritismo ideale e sublime di un bassorilievo di Leonardo Bistolfi che ascolta, ma non perde d’occhio la tenera, fragile timidezza del roseo e acerbo nudino di Emilio Quadrelli. Poco dappresso, un altro colloquio, fatto di gesti, di sguardi e di sogni: nel serico splendore degli arazzi di Vittorio Zecchin, l’austera vestale compie offerte fumiganti, rituali di Fede in una notte stellata. Tra le fronde occhiute come code di sontuosi pavoni, ammantata dai lunghi capelli bruni è assorta, rapita dalle sue stesse parole rituali, mentre distratto, lo sguardo poetico sui cieli di Adolfo De Carolis si perde tra i nembi, i ricordi passati e i sogni anelati.

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Pittura e grafica


Alfredo e Rodolfo Premoli, 1981
Max Jacob, 1981
Lorenzo Péchéux, 1983
Marcelle Cahn, 1984
Disegni per “Cuore”, 1987
Nane Zavagno, 2002

Massimo Sacconi, 2005
Omaggio a Puccini, 2008
Poesia e Simbolismo, 2009

Scultori & Incisione, 2015

Alfredo e Rodolfo Premoli, a cura di A. Panzetta, catalogo della mostra, Galleria Ricerche, Torino 1981.

Il contatto con gli eredi a Torino ha permesso questa prima mostra sui fratelli, di origini bresciane, Alfredo e Rodolfo Premoli. Originale e precoce architetto del Liberty italiano, autore tra l’altro dell’edificio sede storica della Fiat a Torino, Alfredo (1876-1967) fu anche acquerellista di singolare freschezza e abilità. Il fratello Rodolfo (1881-1938) invece, amico fraterno di Giuseppe Sobrile, è pittore rarissimo ad incontrarsi; fu lui ad eseguire le straordinarie scene allegoriche che decoravano il Salone delle Feste all’Esposizione Internazionale di Torino del 1911.


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Disegni di Max Jacob, a cura di A. Saya e A. Panzetta, catalogo della mostra, Galleria G. Baldin, Torino 1981.

Poeta e narratore francese, Max Jacob (1876-1944) è uno dei personaggi centrali della bohème letteraria di inizio secolo a Parigi, dove assiste alla nascita delle avanguardie storiche. Intimo amico di Picasso, che conosce nel 1901, avrà rapporti di amicizia con tutte le personalità artistiche più incisive presenti nella capitale francese nei primi due decenni del Novecento. Picasso illustrerà due suoi libri con notevoli acqueforti cubiste e Modigliani lo ritrarrà in un’opera notissima. Rarissimo pittore, produrrà soprattutto guazzi con scene di strada o di teatro e paesaggi. Il catalogo riproduce venti fogli inediti che documentano la sua poetica artistica.

Lorenzo Péchéux (1729-1821), a cura di A. Panzetta, catalogo della mostra alla Galleria G. Baldin, Daniela Piazza ed., Torino 1983.

Giunto a Torino nel 1777, con patenti dello stesso anno Péchéux viene nominato da Vittorio Amedeo III di Savoia suo Primo Pittore, Capo e Maestro della Scuola di Pittura e Disegno e Direttore dell’Accademia del Nudo. Formatosi a Roma dal 1753, l’artista entra in contatto con l’ambiente accademico francese diretto da Natoire. A Roma frequenta Mengs e Batoni e tra il 1762 e il 1777 otterrà commissioni di grande importanza per Filippo di Borbone, Carlo III Stuart e Caterina di Russia. A Torino sarà responsabile del nuovo indirizzo della pittura nella capitale sabauda, informata degli sviluppi del neoclassicismo internazionale romano. Il catalogo riproduce quindici grandi fogli inediti, acquerelli, matite, sanguigne e chine, ma anche alcuni fogli di Giovanni Marghinotti (1798-1865), Josephine Péchéux e Luigi Pavese.

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Marcelle Cahn (1895-1981), a cura di A. Panzetta, catalogo della mostra, Galleria G. Baldin, Torino 1984.

Interessantissima personalità artistica che si forma per breve tempo a Berlino ed inseguito conoscerà le ultime manifestazioni dada a Zurigo e le teorie dell’astrattismo. Dal 1925 è a Parigi nello studio di Léger dove trae dal cubismo la forma purista che sarà tipica della sua produzione. Molto presto il suo linguaggio diviene astratto e rigorosamente geometrico. Incontra Mondrian e Jean Arp e nel 1930 diviene membro del gruppo Cercle et Carré, costituito da Michel Seuphor. Dopo la fine della seconda guerra mondiale espone regolarmente al Salon des Réalistes Nouvelles. In catalogo dieci fogli inediti, variamente datati tra il 1937 e il 1979, tra matite, pastelli, tecniche miste e collages, e una ricca antologia critica sull’autrice.

In margine ad una mostra (disegni originali per alcune edizioni di «Cuore») 1960-1980, a cura di A. Panzetta, pieghevole della mostra, Fondazione Alberto Colonnetti, Torino 1987.

Spesso la fortuna di un’edizione letteraria è anche determinata dalla presenza di tavole illustrate di grande bellezza e qualità. La mostra alla Fondazione Alberto Colonnetti di Torino costituiva una prima sistemazione e censimento degli illustratori di Cuore di E. De Amicis nelle edizioni recenti a partire dal 1960. In allestimento le tavole originali di Flavio Costantini, Guido Bertello, Jaja, Gusmaroli, Gabriele Simons, Giorgio Dall’Aglio e Gian Luigi Coppola.

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Nane Zavagno. Opere 1950-2002. Cinquant’anni di attività artistica, a cura di A. Panzetta, (monografia con funzione di catalogo della mostra di Passariano), Umberto Allemandi ed., Torino 2002.

Nane Zavagno (classe 1932), pittore, scultore e mosaicista, ha attraversato il secondo Novecento costantemente nel vivo della più avanguardistica ricerca artistica. Dalla produzione pittorica informale degli anni Cinquanta, all’uso dell’alluminio anodico a partire dal 1961 inserendosi nella ricerca artistica optical e cinetica nazionale e internazionale, sino alle strutture modulari degli anni Settata e inizio Ottanta quando espone a Parigi con Victor Vasarely. Il volume, edito in occasione dell’antologica allestita alla Villa Manin di Passariano tra settembre e novembre 2002, documenta ampiamente anche la scultura non iconica e monumentale degli anni Ottanta e Novanta, caratterizzata dall’uso della rete metallica con il quale l’artista rientra nell’ambito della ricerca concettuale. Con tale materiale Zavagno si pone criticamente i due più fondamentali problemi legati alla scultura: l’inserimento nello spazio e la coniugazione dei principi di monumentalità e leggerezza, in apparenza antitetici e inconciliabili come solo in apparenza sono inconciliabili le opere di Moore con quelle di Melotti, suoi fondamentali punti di riferimento. Ma il volume documenta anche la straordinaria produzione musiva dell’artista, ritmata nel tempo in modo coerente ai propri differenti periodi creativi.
212 pagine, 40 tavole a colori, 207 riproduzioni in nero.

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A. Panzetta, in Massimo Sacconi. Mala Tempora. Bozzetti 2003-2005, catalogo della mostra, Montevarchi 2005.


In occasione della mostra di sculture recenti, Sacconi ha esposto una serie di disegni preparatori, lucidi e taglienti come tavole di anatomia, non un’anatomia conoscitiva e scientificamente esatta, ma l’anatomia di un’umanità macellata e dilaniata dalle bombe, un’umanità squartata malamente e altrettanto sommariamente ricomposta sul tavolo di dissezione per un’autopsia che osserva più le cause dell’assurda morte dell’anima e della ragione, piuttosto che ricercare le cause della morte fisica.

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A. Panzetta (a cura di), Omaggio a Giacomo Puccini. Comunicare l’Opera. Manifesti liberty italiani 1895-1924, catalogo della mostra, Montevarchi 2008.

Nella convinzione che Giacomo Puccini sia patrimonio non solo toscano, ma italiano ed universale, in occasione del 150° Anniversario della Nascita del grande compositore l’Assessorato alla Cultura di Montevarchi in collaborazione con “Il Cassero per la scultura” e con il contributo dell’Accademia Valdarnese del Poggio, ha organizzato questa esposizione negli storici locali della Chiesa di Cennano. Il reperimento in un’importante collezione privata di un inedito ritratto in bronzo di Giacomo Puccini, opera dello scultore Aristide Petrilli, è stato il motivo scatenante per una mostra, ottenendo il prestito dei manifesti originali delle opere pucciniane conservati nel Massimo & Sonia Cirulli Archive (Bologna-New York), capolavori della grafica liberty italiana. Intorno al ritratto di Puccini, la sequenza dei grandi manifesti per Tosca, Madama Butterfly, Gianni Schicchi, Manon Lescaut, La Bohème, richiama il suo genio musicale e fa rivivere una delle stagioni più suggestive della grafica italiana. Ma partendo da questa sequenza, l’omaggio a Puccini si dipana nel tempo e nelle diverse espressioni artistiche, e se da un lato si estende anche alle versioni cinematografiche, dall’altro documenta gli allestimenti pucciniani negli storici teatri di Montevarchi. Un inedito ritratto del tenore Enrico Caruso, scultura di Filippo Cifariello e uno del tenore Giuseppe Borgatti, bronzo di Michelangelo Monti, sono inoltre presenti in mostra a ricordare le relazioni tra Puccini e i suoi grandi interpreti.

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A. Panzetta, Divagazioni tra Poesia e Simbolismo. Pittura, Scultura ed Arti Applicate tra Ottocento e Novecento, catalogo della mostra, Milano 2009.

Allestire un percorso tra poesia e simbolismo, per l’arte italiana e con l’arte italiana, è impresa semplice se si avesse a disposizione la totalità delle opere note e presenti nelle collezioni pubbliche, ma tentare di dare un contributo qualitativamente significativo pur mantenendo la propria specifica fisionomia di mercante d’arte è cosa assai difficile. Con una manciata di opere eccelse ci riesce però Daniela Balzaretti che, con Vassili Balocco, ha ancora ben chiaro l’originario significato della parola “antiquario”: antico sinonimo di appassionato cultore e studioso delle cose antiche. Anni di ricerca, sostenuti da una selezione rigorosa e intransigente che ha imposto l’archiviazione e la temporanea rinuncia a proporre al mercato i capolavori rintracciati, hanno permesso l’allestimento di un viatico fascinoso, nel quale la Poesia diviene simbolismo e il Simbolismo si tinge di poesia.
Così, come in un surreale e animista colloquio suadente, sussurrato nella penombra di un elegante salotto italiano, le opere si animano e comunicano. E allora, nella quiete di questo salotto, un marmo di Arrigo Minerbi, soffuso di struggente malinconia pascoliana, mesto si confessa con lo spiritismo ideale e sublime di un bassorilievo di Leonardo Bistolfi che ascolta, ma non perde d’occhio la tenera, fragile timidezza del roseo e acerbo nudino di Emilio Quadrelli. Poco dappresso, un altro colloquio fatto di gesti, di sguardi e di sogni: nel serico splendore degli arazzi di Vittorio Zecchin, l’austera vestale compie offerte fumiganti, rituali di Fede in una notte stellata. Tra le fronde occhiute come code di sontuosi pavoni, ammantata dai lunghi capelli bruni è assorta, rapita dalle sue stesse parole rituali, mentre distratto, lo sguardo poetico sui cieli di Adolfo De Carolis si perde tra i nembi, i ricordi passati e i sogni anelati.

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A. Panzetta, F. Parisi (a cura di), Scultori & Incisione 1900-1940, catalogo della mostra di Montevarchi, Edifir, Firenze 2015.

Realizzata nell'ambito del progetto “Cassero in 2D e 3D. Scultori italiani tra grafica e tridimensionalità” dal Comune di Montevarchi, Assessorato alla cultura, con la collaborazione del Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci nell'ambito del progetto regionale: "Cantiere Toscana Contemporanea”.  In linea con la sua vocazione, il museo propone un approfondimento storico-tecnico sulla creatività parallela degli scultori italiani tra Otto e Novecento con oltre ottanta opere risalenti al periodo che va dalla fine del 1800 al 1940. Un viaggio alla scoperta delle incisioni più significative e più rare, realizzate da scultori, con l’intento di sondare e documentare nelle diverse tecniche un’attività che riflette totalmente le singolarità creative di ciascun artista talvolta più noto per la produzione plastica. Sono presenti litografie dei futuristi e di grandi nomi come Giorgio de Chirico, Arturo Martini, Marino Marini e Mario Sironi, accanto a lavori di autori meno praticati dal grande pubblico, ma presenti nelle più importanti collezioni di grafica internazionale. L’esposizione evidenzia come incisione e scultura siano figlie della medesima azione creativa dell'artista: quella, cioè, di aggredire la materia per ricavare un'immagine. Una gestualità totalmente differente da quella sottesa all'arte della pittura. È quindi l'eterno fascino della manipolazione della materia che lo scultore rinnova anche con le diverse tecniche dell'incisione, dalla xilografia alla litografia, passando per la linoleum grafia, l'acquaforte, la fotoincisione, la puntasecca e l'acquatinta. Il viaggio prende il via dal Simbolismo, con l'esposizione, tra l'altro, di una rara acquaforte di Edoardo Rubino del 1896, di alcune opere di Giorgio Kienerk, come un raro bassorilievo del 1907, provenienti dal museo di Fauglia, in provincia di Pisa, a lui intitolato, e dei lavori di Domenico Baccarini, Francesco Nonni e Adolfo Wildt. Tra gli autori futuristi troviamo Umberto Boccioni, Renato Di Bosso, Roberto Melli e Thayaht, del quale sarà in mostra il manifesto litografico del 1919 per Madeleine Vionnet accostato al suo capolavoro Dux – realizzato dieci anni dopo – ma anche autori più novecenteschi come Felice Casorati, Publio Morbiducci, Romano Romanelli, Duilio Cambellotti, Ferruccio Ferrazzi ed Ercole Drei, quest'ultimo con le rarissime acqueforti del 1902. Dei grandi scultori del Novecento come Arturo Martini, Marino Marini e Mario Sironi, verranno presentate singolari creazioni di assoluta qualità così come la straordinaria litografia di de Chirico, prestata da un'importante collezione privata. Infine accanto ai nomi più celebri, la mostra propone nell’ambito di questa ricerca, figure meno note, presenti nelle grandi collezioni di grafica internazionale, da cui arrivano raffinatissime incisioni e lito, talvolta in pendant con sculture-simbolo e accompagnate dalle matrici originali. E raffinatissime sono le incisioni di Guido Balsamo Stella, accostate ad una sua inedita scultura lignea policroma, così come le litografie di gusto jugend di Felice Tosalli sono abbinate con due suoi legni dipinti, mentre di Armando Baldinelli, Adolfo Balduini, Armando Giuffredi, Carlo Wostry, Italo Amerigo Passani, Giuseppe Palanti, Benito Boccolari, Vico Viganò, Antonietta Raphaël Mafai si potranno apprezzare lavori inattesi, adatti a un pubblico colto e raffinato. Catalogo di 145 pagine.



Scultura

Felice Tosalli, 1986
Pietro Guerri, 1991
Felice Tosalli, 1992
Bronzi italiani 1920/1940, 1992
Michelangelo Monti, 1995-1996
Timo Bortolotti, 1996
Scultura Italiana Otto-Novecento, 1996
Scultura sacra, 1997
Elisa Corsini, 1997
Scultura Italiana Otto-Novecento 2, 1997
Scultura sacra, 1998
Andrea Nicita, 1998
8 scultori contemporanei, 1998
Ilario Fioravanti, 1999
Enzo Sciavolino, 1999
7 scultori contemporanei, 1999
Natura morta in scultura, 1999
Arturo Stagliano, 1999
Marcello Mascherini, 2000
Dodi, 2000
6 scultori contemporanei, 2000
Cecilia Chiavistelli, 2000
Vanitas, 2000-2001
Scultura dal primo Novecento, 2001
Franco Franchi, 2001
Arte Attuale, 2001
Nane Zavagno, 2002
Mauro Mazzali, 2004
Massimo Sacconi, 2005

Federico Capitani, 2006
Massimo Sacconi, 2007
Pietro Guerri, 2007
Federici Civolani, 2008
Omaggio a Puccini, 2008
Poesia e Simbolismo, 2009
Giuliano Babini, 2009
Accademia di Bologna, 2009
Massimo Sacconi, 2009
Battaglia-Miglietta+Garbolino, 2010
Gabriele Garbolino Rù, 2010
Giuseppe Cavallini, 2010

Nane Zavagno 2011
Christian Zucconi, 2012
Gemito e la scultura a Napoli, 2012

Massimo Sacconi, 2012
Stella Battaglia, 2013
Gabriele Garbolino Rù, 2013
Francesca Fabbri, 2013
Giorgio Rossi, 2013
Sculture da ridere. Da Cecioni a Ghermandi, 2013
Alluminio. Tra futurismo e contemporaneità, 2013
Fatima Messana, 2014
Alexandros Yiorkadjis, 2014
Scultura & Mosaico, 2014
In Victoria Vita, 2014
Christian Loretti, 2015
Baracca e Rambelli, 2015
Scultori & Incisione, 2015
Gli scultori di d'Annunzio, 2015

 

 

A. Panzetta, Felice Tosalli scultore, catalogo della mostra, Maggioli ed., Rimini 1986.

Prima mostra antologica sul raffinato scultore torinese dopo l’esposizione postuma del Circolo degli Artisti di Torino del 1959. Ventitré opere, tra legni e disegni preparatori, allestiti nella galleria dell’editore riminese Maggioli, hanno fatto conoscere la qualità e la bellezza delle sculture di Felice Tosalli (1883-1958) al pubblico romagnolo.

Pietro Guerri scultore. 1865-1936, a cura di A. Panzetta, catalogo della mostra di Montevarchi e Anghiari, Firenze 1991.

Prima mostra antologica, ricostruttiva dell’attività dello scultore montevarchino Pietro Guerri (1865-1936), autore di numerosi monumenti pubblici e celebrativi nella Provincia di Arezzo. Di formazione realista, Guerri si aggiornerà progressivamente alla temperie simbolista e Nouveau per giungere, nella fase tarda della sua produzione, a forme maggiormente informate della coeva scultura degli anni Venti e Trenta. Allestita nell’Auditorium Comunale di Montevarchi tra il dicembre 1991 e il gennaio 1992, la mostra è stata trasferita nel Palazzo Comunale di Anghiari tra marzo e aprile 1992.

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A. Panzetta, Felice Tosalli. 1883-1958. Legni e ceramiche, catalogo della mostra di Saluzzo, Umberto Allemandi ed., Torino 1992.

Quaranta sculture lignee policrome e dieci tra le più belle ceramiche eseguite per la manifattura Lenci, per un totale di cinquanta opere, hanno tratteggiato il percorso creativo e d’ispirazione di Felice Tosalli, raffinatissimo scultore torinese dalla cultura oscillante tra Parigi, dove soggiorna fino al 1907, e la Mitteleuropa. A due anni dall’uscita della monografia che lo rivelò al grande pubblico e alla critica nazionale, questa prima, ampia mostra antologica, allestita come esposizione collaterale della XVI Nazionale di Antiquariato di Saluzzo, ha permesso di vedere numerosi suoi capolavori oggi conservati in importanti collezioni private.

A. Panzetta, Invito al collezionismo. Bronzi-Italia 1920/1940, pieghevole della mostra alla Galleria XX Secolo, Torino 1992.

Opere di Giovanni Riva, Carlo Pizzi, Domenico Jollo, Arturo Martini, Adolfo Wildt, Enrico Mazzolani e Filippo Tallone eseguite tra il 1920 e il 1940, a documentare la grande qualità della scultura italiana dei primi decenni del Novecento.

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A. Panzetta, Michelangelo Monti scultore. 1875 - 1946, Umberto Allemandi ed., Torino 1995 (monografia con funzione di catalogo delle mostre di Torino 1995, Milano-Bologna e Roma 1996).

Nella ricorrenza del cinquantenario della morte dell’artista, la Toro Assicurazioni ha voluto celebrare, con un volume ed una mostra itinerante, l’autore che all’inizio degli anni trenta fornì i modelli per la medaglia commemorativa del centenario di fondazione della Compagnia e per il “Toro rampante” che, fuso in bronzo, ne divenne l’immagine simbolo ancora oggi utilizzata come trofeo. L’esposizione, allestita inizialmente nei locali della sede storica della Compagnia a Torino, è stata in seguito riproposta nel foyer del Teatro Nuovo a Milano, nella sede Toro Assicurazioni a Bologna e nel foyer del Teatro Eliseo a Roma.
140 pagine, 122 riproduzioni in nero.

A. Panzetta, Timo Bortolotti scultore. 1884 - 1954, introduzione di C. Gian Ferrari, Firenze 1996 (monografia con funzione di catalogo della mostra di Montevarchi 1996).

Edito in occasione della mostra antologica tenutasi tra il marzo e il maggio 1996 all’Auditorium Comunale di Montevarchi, in cui furono allestite 70 sculture dell’artista, tra bronzi, marmi, terrecotte e gessi. Come scrive Claudia Gian Ferrari nell’introduzione “..questo libro è il primo attento e approfondito studio sull’opera di Timo Bortolotti…a oltre quarant’anni dalla sua scomparsa…Gli anni sessanta e settanta sono stati, nel loro oblio per la sua opera e per quella di molti altri suoi compagni di avventura artistica e umana (basti pensare a Sironi e Martini), la diretta conseguenza della rimozione di memoria che il decennio precedente aveva operato..”. E ancora “..questo volume rappresenta da una parte il punto di arrivo di una approfondita ricerca, dall’altra il punto di partenza per quel riesame storico che certamente l’iter artistico di Bortolotti merita.”. Artista intimista, fortemente poetico, all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1937 Bortolotti ottiene il Gran Prix per la scultura, a pari merito con Arturo Martini e Marino Marini, e il personale apprezzamento di Aristide Maillol.
192 pagine, 213 riproduzioni in nero.

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A. Panzetta, Scultura italiana tra XIX e XX secolo, catalogo della mostra alla Galleria Giordani, Bologna 1996.

Quaranta opere, tra marmi, bronzi e terrecotte, databili tra la metà dell’Ottocento e gli anni Trenta del Novecento campionano tendenze e poetiche della scultura italiana nelle differenti aree regionali. Capolavori ritrovati in collezioni private o sul mercato antiquario dalla bolognese Galleria Giordani e puntualmente studiati in catalogo. Tra le altre, opere di G. B. Amendola, D. Barcaglia, G. Bessi, I. Campagnoli, T. Campaiola, A. Cecioni, A. Ciampi, F. De Luca, G. De Martino, F. De Matteis, A. D’Orsi, O. Franceschi, O. Gargiulo, V. Gemito, G. Graziosi, F. Jerace, L. Madrassi, R. Milanese, F. Parente, E. Pellini, R. Pereda, G. Renda, G. Romagnoli, E. Rossi, M. Rutelli, O. Tabacchi, C. Tomba, V. Vela e F. Vichi.


Fascinosum et Tremendum. 33 opere per un percorso di scultura cristiana contemporanea, a cura di M. Censi e A. Panzetta, catalogo della mostra, Grafis, Bologna 1997.

Il tema della scultura di soggetto religioso nel Novecento è affrontato allestendo una simbolica sequenza di 33 opere di autori storici e contemporanei. In allestimento sculture di Dino Basaldella, Pericle Fazzini, Quinto Ghermandi, Giacomo Manzù, Marino Marini, Arturo Martini, Francesco Messina, Mirko, Luciano Minguzzi, Enzo Pasqualini, Raimondo Raimondi, Ilario Fioravanti, Firenze Poggi, Francesco Somaini, Giuliano Vangi, Ernesto Ornati, Floriano Bodini, Enzo Sciavolino, Elisa Corsini, Giovanni Blandino, Vannetta Cavallotti, Mauro Mazzali, Salvatore Amelio, Gianni Busso, Raffaele Mondazzi, Emanuele De Reggi, Valentino Moradei Gabbrielli, Antonio Caselli e Gabriele Garbolino Rù. La mostra, allestita al Museo Sandro Parmeggiani a Renazzo di Cento tra il novembre 1997 e il gennaio 1998. è stata riallestita nella Chiesa di Cennano a Montevarchi tra il febbraio e il marzo 1998.

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A. Panzetta, Elisa Corsini. Il coraggio di rinnovarsi, in Elisa Corsini. Sculture, catalogo della mostra di La Spezia, Treviso 1997.

Dopo aver raggiunto una considerevole notorietà in Italia e all’estero nel campo della scultura non iconica, la scultrice spezzina Elisa Corsini, nella maturità, ha saputo rinnovarsi recuperando la figurazione con una leggerezza poetica ed un senso di giocosità lieve ed incantata. Terrecotte, bronzi e grandi opere in marmo sono state allestite sul viale principale della città e nella Galleria Civica Centro Allende con il patrocinio del Comune e dei Musei Civici di La Spezia.


A. Panzetta, Scultura italiana tra XIX e XX secolo. 2, catalogo della mostra alla Galleria Giordani, Bologna 1997.

Seconda mostra della Galleria Giordani di Bologna con cinquantatré opere, tra le quali uno straordinario bronzo di Leonardo Bistolfi appartenuto alla collezione di Re Umberto I e sette terrecotte inedite di Costantino Barbella. Capolavori rintracciati sul mercato antiquario o in collezioni private e studiati con precisione filologica in catalogo. Tra le altre, opere di V. Aurisicchio, E. Battiglia, E. Bazzaro, E. Butti, R. Castagnino, P. Cendali, A. Ciampi, V. Cinque, P. Costa, F. De Matteis, G. Franzese, A. Frilli, V. Gemito, G. Giordani, A. Laforet, E. Ligani, A. Marazzani-Visconti, P. Melandri, A. Minghetti, E. Musso, G. B. Naldini, L. Panzeri, G. Parente, E. Pasini, Eros Pellini, Eugenio Pellini, E. Rosa, C. Santiano, F. Tosalli, P. Troubetzkoy, M. Vedani, G. Viti e A. Zucconi.

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Misterium Fascinosum et Tremendum. 33 opere per un percorso di scultura cristiana contemporanea, a cura di M. Censi e A. Panzetta, catalogo della mostra, Renaissance, Torino 1998.

Il tema della scultura di soggetto religioso nel Novecento è affrontato allestendo una simbolica sequenza di 33 opere di autori storici e contemporanei. In allestimento sculture di Dino Basaldella, Pericle Fazzini, Quinto Ghermandi, Mario Giansone, Giacomo Manzù, Marino Marini, Arturo Martini, Marcello Mascherini, Francesco Messina, Mirko, Sandro Cherchi, Luciano Minguzzi, Enzo Pasqualini, Raimondo Raimondi, Ilario Fioravanti, Firenze Poggi, Francesco Somaini, Giuliano Vangi, Ernesto Ornati, Floriano Bodini, Enzo Sciavolino, Elisa Corsini, Giovanni Blandino, Vannetta Cavallotti, Paolo Gallerani, Mauro Mazzali, Gianni Busso, Raffaele Mondazzi, Emanuele De Reggi, Valentino Moradei Gabbrielli, Antonio Caselli e Gabriele Garbolino Rù. Allestita tra aprile e giugno, negli ambienti storici della Fondazione Palazzo Bricherasio, in occasione dell’Ostensione Solenne della S. Sindone.
A. Panzetta, Andrea Nicita. Il Monumento come Vocazione, catalogo della mostra per il Comune di Empoli, Empoli 1998.

Personale sul giovane scultore dalle opere fortemente monumentali a dispetto della loro contenuta dimensione. Figure e animali i cui riferimenti plastici, consci o inconsci, oscillano tra Boccioni e Moore.

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Villa Forti. 8 Scultori Contemporanei, a cura di A. Panzetta, catalogo della mostra di Migliarino (FE), Renaissance, Torino 1998.

Collettiva con gli artisti partecipanti al Primo Atelier di Scultura all’aperto nell’Oasi Valliva della vicina località di Ostellato in agosto. Allestita a settembre nella cinquecentesca Villa Forti a Migliarino, la mostra presentava opere di Gianni Busso, Antonio Caselli, Elisa Corsini, Ilario Fioravanti, Gabriele Garbolino Rù, Raffaele Mondazzi, Valentino Moradei Gabbrielli e Enzo Sciavolino.

A. Panzetta, Ilario Fioravanti. L’umanità di un maestro della scultura contemporanea, in Ilario Fioravanti. Sculture, disegni, incisioni, 1973 - 1998, a cura della Fondazione Tito Balestra, pieghevole della mostra di Massalombarda, Forlì 1999.

Antologica sullo scultore romagnolo, maestro nell’arte della terracotta, nella quale furono allestiti, per la prima volta contemporaneamente, il gruppo del «Compianto di Cristo» e quello delle «Putasake», sorta di compianto laico e dolente composto da donne di strada.

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Enzo Sciavolino. Opere 1960-1998, a cura di A. Panzetta, catalogo della mostra di Rivoli, Lindau, Torino 1999.

Antologica sull’opera dello scultore siciliano da tempo trasferitosi in Piemonte, Enzo Sciavolino ha avuto un’evoluzione complessa e coerente. Dalle opere degli anni Settanta, di forte impegno politico e sociale, a quelle degli anni Ottanta centrate sul disincanto e la disillusione, sino a quelle degli anni Novanta dove l’artista risente e ritrova una leggerezza poetica straordinaria e si riappropria del “gioco” della scultura. La mostra, allestita nei suggestivi locali della Casa del Conte Verde a Rivoli, documenta ampiamente la creatività plastica e poetica sciavoliniana, una creatività che torna coerente nelle incisioni e nella preziosa produzione di gioielli-scultura in oro.

Villa Bottoni. 7 Scultori Contemporanei, a cura di A. Panzetta, catalogo della mostra di Migliarino (FE), Renaissance, Torino 1999.

Collettiva con gli artisti partecipanti al Secondo Atelier di Scultura all’aperto nell’Oasi Valliva della vicina località di Ostellato in agosto. Allestita a settembre nella Settecentesca Villa Bottoni a Migliarino, la mostra presentava opere di Maurizio Bonora, Vannetta Cavallotti, Sergio Cervietti, Mario Gallina, Mauro Mazzali, Andrea Nicita e Firenze Poggi.

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A. Panzetta, La Natura Morta nella Scultura. Rintracciare un percorso, in Natura Morta (con Frutta). Quattro rassegne nazionali per indagare un genere artistico, a cura di M. Censi, catalogo della mostra di Renazzo, Cento 1999.

Dopo tre rassegne nazionali dedicate al genere della Natura Morta nella pittura, la quarta è dedicata allo stresso tema nella scultura contemporanea. Opere in varie tecniche e materiali di A. Avanzolini, M. Baldan, G. Blandino, G. Busso, D. Cariani, A. Caselli, V. Cavallotti, S. Cervietti, C. Chiavistelli, G. Conservo, E. Corsini, I. Fioravanti, G. Garbolino Rù, P. Gilardi, M. Mazzali, F. Poggi, E. Sciavolino, L. Valentini, C. von den Steinen, N. Zamboni allestite al Museo Sandro Parmeggiani a Renazzo di Cento. Il testo introduttivo traccia un disegno della presenza del tema nella scultura italiana dai Della Robbia a Boccioni.


A. Panzetta, La Natura Morta nella Scultura. Rintracciare un percorso, in Rassegna Nazionale di Scultura con tema Natura Morta (con Frutta), a cura di M. Censi, catalogo della mostra di Budrio, Cento 1999.

Dedicata al tema della Natura Morta nella scultura contemporanea, con opere in varie tecniche e materiali di A. Avanzolini, M. Baldan, G. Blandino, G. Busso, D. Cariani, A. Caselli, V. Cavallotti, S. Cervietti, C. Chiavistelli, G. Conservo, E. Corsini, I. Fioravanti, G. Garbolino Rù, P. Gilardi, M. Mazzali, F. Poggi, E. Sciavolino, L. Valentini, C. von den Steinen e N. Zamboni, la mostra è stata allestita nello storico Palazzo Medosi Fracassati di Budrio. Il testo introduttivo traccia un disegno della presenza del tema nella scultura italiana dai Della Robbia a Boccioni.

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A. Panzetta, Arturo Stagliano 1867-1936. Sculture e disegni, Renaissance, Rivoli 1999 (monografia con funzione di catalogo della mostra di Montevarchi 1999-2000).

Edito in occasione della mostra antologica tenutasi tra il dicembre 1999 e il gennaio 2000 alla Sala del Podestà di Montevarchi, in cui furono allestite 51 opere tra bronzi, gessi, disegni e dipinti. Caduto rapidamente in oblio dopo la morte avvenuta a Torino nel 1936, Arturo Stagliano è sicuramente uno degli scultori penalizzati dalla scarsa attenzione per l’arte plastica. Nato in provincia di Campobasso, dopo la formazione come pittore all’Accademia di Napoli sotto la guida di Domenico Morelli, si trasferisce ad Anacapri dove conosce Leonardo Bistolfi e matura la decisione di trasferirsi a Torino per dedicarsi interamente alla scultura. Dal 1905 è costantemente presente nello studio del maestro svolgendo un importante ruolo di stretto collaboratore ed esecutore materiale di molte importanti opere. Tra le sue opere autonome è il monumento ai Caduti di Treviso (1926), considerato uno dei più interessanti monumenti italiani alla Grande Guerra, vinto per concorso spiazzando anche Arturo Martini. Il contatto con i nipoti ha fatto emergere documenti fotografici di estrema importanza permettendo il primo studio approfondito della personalità di questo artista.
126 pagine, 9 tavole a colori, 178 riproduzioni in nero.

A. Panzetta, Marcello Mascherini a Torino, in Marcello Mascherini opere 1933-1974, pieghevole della mostra, Galleria Narciso, Torino 2000.

Artista fertilissimo, le cui opere sono nei più importanti musei e parchi di scultura del mondo, Mascherini raggiungerà vertici di distillata eleganza formale nella produzione degli anni Cinquanta, per poi rinnovare completamente il proprio linguaggio nelle sculture degli anni sessanta e settanta, affidando ad una materia più scabra la sua potente capacità comunicativa. Disegni e incisioni allestiti a corollario di 43 sculture tra il 1933 e il 1974.

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Dodi. Ceramiche, bronzi, disegni, incisioni (1951-2000), a cura di A. Panzetta, catalogo della mostra di Montevarchi, Renaissance, Moncalieri 2000.

Figura di primo piano nel panorama artistico dei primi anni del secondo dopoguerra a Milano, comprimaria di quel movimento realista popolare, Dodi fu solidale con artisti come Renato Birolli, Remo Brindisi, Attilio Rossi, Giuseppe Zigaina, Aligi Sassu e soprattutto con Giuseppe Migneco, con il quale stringe una duratura amicizia. Unica scultrice del gruppo, tradurrà in forme plastiche il radicale espressionismo di quei tempi con i lavori esposti nel 1953 alla Galleria La Colonna. La mostra documenta la produzione di questa rarissima scultrice che, da opere ispirate ad un quieto realismo di impegno sociale giungerà, in anni recenti, ad altre improntate ad una domestica ed intima poesia. L’esposizione, con sessanta opere plastiche e venti grafiche, è stata allestita tra giugno e luglio all’Auditorium Comunale di Montevarchi.

Villa Bottoni. 6 Scultori Contemporanei, a cura di A. Panzetta, catalogo della mostra di Migliarino (FE), Renaissance, Torino 2000.

Collettiva con gli artisti partecipanti al Terzo Atelier di Scultura all’aperto nell’Oasi Valliva della vicina località di Ostellato in agosto. Allestita a settembre nella Settecentesca Villa Bottoni a Migliarino, la mostra presentava opere di Adriano Avanzolini, Sara Bolzani, Franco Marchisio, Vito Quagliotti, Nicola Zamboni e Sergio Zanni.

A. Panzetta, Cecilia Chiavistelli, la fragile leggerezza della quotidianità, catalogo della mostra di Praga e Milano, Firenze 2000.

L’originale produzione in cartapesta della giovane scultrice fiorentina ha come spunto gli oggetti del microcosmo domestico. Attraverso la delicata vena poetica di Cecilia Chiavistelli tali oggetti paiono vivere e palpitare, simbolici di una cosmogonia quotidiana e intimista.

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Vanitas vanitatum. Et omnia vanitas. Il tema della vanità nella pittura e nella scultura italiana contemporanea, a cura di M. Censi e A. Panzetta, prefazione di Gianfranco Ravasi, catalogo della mostra di Bologna, Renazzo (FE), Longiano (FC) e Montevarchi (AR), Renaissance, Torino 2000-2001.

Prendendo le mosse dallo straordinario testo biblico di Qohelet noto anche con il nome di Ecclesiaste, in cui il leit motif “vanitas vanitatum. Et omnia vanitas” ricorrendo ossessivo richiama alla transitorietà delle cose della vita, i curatori hanno selezionato opere già esistenti e sollecitato pittori e scultori contemporanei ad ispirarsi al tema. La sezione scultura, curata da Panzetta, allestiva opere di grande forza come «La questione» (1973-76), monumentale bronzo di Enzo Sciavolino, «Le Putaske» (1997) in terracotta di Ilario Fioravanti e «Per questo muoiono gli uomini…» (1999-2000), bronzo di Vito Quagliotti. Tra le opere appositamente eseguite per l’occasione figuravano lavori di Firenze Poggi, Giovanni Blandino, Maurizio Bonora, Vannetta Cavallotti, Sergio Zanni, Nicola Zamboni, Adriano Avanzolini, Mauro Mazzali, Gianni Busso, Santo Cinalli, Silvana De Michelis, Emanuele De Reggi, Antonio Caselli e Gabriele Garbolino Rù. La mostra, allestita in prima battuta in due sedi - La pittura al Museo Sandro Parmeggiani a Renazzo di Cento, e la scultura nei chiostri della Chiesa di Santo Stefano a Bologna – tra il settembre e l’ottobre 2000, è stata in seguito riunita e trasferita prima alla Fondazione Tito Balestra nel Castello Malatestiano di Longiano (dicembre 2000-febbraio 2001) e poi a Montevarchi nella Chiesa e chiostro di Cennano (febbraio-marzo 2001).

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Scultura. Dal primo Novecento al Figurazionismo contemporaneo, a cura di A. Panzetta, in Figure del 900. 2 Oltre l’Accademia, a cura di A. Baccilieri, catalogo della mostra di Bologna, LaLit ed., Carpi 2001.

Inserita nei programmi di Bologna 2000 Città Europea della Cultura, L’Accademia di Belle Arti della Città ha organizzato questa mostra, accompagnata da un imponente catalogo, con lo scopo di studiare e raggruppare gli allievi illustri dell’importante istituzione nel corso del XX secolo. Divisa per sezioni tematiche ed allestita nello spazio espositivo della Pinacoteca Nazionale, la sezione scultura traccia un disegno di quest’arte dal primo Novecento sino alle ricerche più attuali che ragionano su di una nuova iconicità, che il curatore definisce con il neologismo di “figurazionismo”. La sequenza si apre con Pasquale Rizzoli, figura di passaggio tra il realismo di fine Ottocento e le nuove istanze liberty, per proseguire affrontando Silverio Montaguti, Giuseppe e Giovanni Romagnoli. Attenzione particolare è data agli artisti bolognesi-emiliani degli anni Trenta e Quaranta come Cleto Tomba, Farpi Vignoli, Giorgio Giordani, Giuseppe Gorni, Venanzio Baccilieri e Rito Valla, ma particolari approfondimenti sono dedicati anche a Luciano Minguzzi e Quinto Ghermandi, e agli scultori contemporanei come Bonora, Zanni, Pompili, Avanzolini e Mazzali.

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Franco Franchi “..la lanterna della pittura”, a cura di A. Panzetta, catalogo della mostra di Stellata, Bondeno 2001.

Nelle suggestive sale dell’antica, ruvida e austera Rocca Possente di Stellata (giugno-luglio 2001), sculture e disegni recenti dello scultore toscano Franco Franchi. Artista che rinnova una tradizione plastica altissima che lega Maillol a Moore, Franchi propone figure femminili come luoghi e archetipi dalla monumentalità intima e profonda.


Arte Attuale. Giovani Proposte Italiane, a cura di A. Panzetta, catalogo della mostra, Montevarchi 2001.

Due giovanissimi scultori di qualità, la lombarda Sara Bolzani (24 anni) e il piemontese Gabriele Garbolino Rù (26 anni), permettono una riflessione sull’indirizzo della nuova scultura contemporanea che, oltre a ragionare sulla rinnovata poetica iconica, recupera l’originario concetto del “saper fare” scultura con le sue tecniche e materiali tradizionali. Marmi, legni, rami e bronzi allestiti all’Auditorium Comunale tra maggio e giugno 2001.

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Nane Zavagno. Opere 1950-2002. Cinquant’anni di attività artistica, a cura di A. Panzetta, (monografia con funzione di catalogo della mostra di Passariano), Umberto Allemandi ed., Torino 2002.

Nane Zavagno (classe 1932), pittore, scultore e mosaicista, ha attraversato il secondo Novecento costantemente nel vivo della più avanguardistica ricerca artistica. Dalla produzione pittorica informale degli anni Cinquanta, all’uso dell’alluminio anodico a partire dal 1961 inserendosi nella ricerca artistica optical e cinetica nazionale e internazionale, sino alle strutture modulari degli anni Settata e inizio Ottanta quando espone a Parigi con Victor Vasarely. Il volume, edito in occasione dell’antologica allestita alla Villa Manin di Passariano tra settembre e novembre 2002, documenta ampiamente anche la scultura non iconica e monumentale degli anni Ottanta e Novanta, caratterizzata dall’uso della rete metallica con il quale l’artista rientra nell’ambito della ricerca concettuale. Con tale materiale Zavagno si pone criticamente i due più fondamentali problemi legati alla scultura: l’inserimento nello spazio e la coniugazione dei principi di monumentalità e leggerezza, in apparenza antitetici e inconciliabili come solo in apparenza sono inconciliabili le opere di Moore con quelle di Melotti, suoi fondamentali punti di riferimento. Ma il volume documenta anche la straordinaria produzione musiva dell’artista, ritmata nel tempo in modo coerente ai propri differenti periodi creativi.
212 pagine, 40 tavole a colori, 207 riproduzioni in nero.

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A. Panzetta, Mauro Mazzali “Nature”, in Trilogy, catalogo della mostra di Images Art & Life – Maestri Contemporanei, Revere 2004.

Nella produzione recente Mazzali usa la gomma siliconica, e con questo medium contemporaneo si esprime in opere che vivono di un preciso controllo formale e di una indubbia eleganza compositiva. Volumi nitidi che comunicano una monumentalità profonda recuperando l’antichissima tecnica di riproduzione mimetica - resa paradossale proprio dalla sua applicazione alla gomma siliconica - hanno il compito di condurre alle estreme conseguenze lo scontro tra Natura e Artificio.
Se di primo acchito, le “Nature” plastiche di Mazzali paiono voltare in scultura un rarefatto Novecento pittorico, oscillante tra le solide suggestioni casoratiane e le lentissime pennellate di Morandi, in precario equilibrio tra realtà e sogno, in realtà le “Nature”, i vasi, gli oggetti del vivere quotidiano indagati dallo scultore acquistano il peso leggero di una realtà quasi fantomatica che compone una insolita cosmogonia intimista, una “mitologia” del quotidiano, dove l’uomo, pur assente, è continuamente richiamato quale artefice e destinatario ad un tempo. Gli oggetti “vivono” in senso animista, i frammenti riemergono dalla terra e “documentano” - come resti di uno scavo archeologico condotto tra cuore e cervello - ricordi atavici, aspirazioni, palpiti.

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A. Panzetta, Mauro Mazzali, in Percorsi Paralleli, catalogo della mostra alla Fondazione di Ca’ La Ghironda, Bologna 2004.

Nella produzione recente Mazzali usa la gomma siliconica, e con questo medium contemporaneo si esprime in opere che vivono di un preciso controllo formale e di una indubbia eleganza compositiva. Volumi nitidi che comunicano una monumentalità profonda recuperando l’antichissima tecnica di riproduzione mimetica - resa paradossale proprio dalla sua applicazione alla gomma siliconica - hanno il compito di condurre alle estreme conseguenze lo scontro tra Natura e Artificio.

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A. Panzetta, Mala Tempora o della ragione sopita. Sculture recenti di Massimo Sacconi, in Massimo Sacconi. Mala Tempora. Sculture 2003-2005, catalogo della mostra, Montevarchi 2005.

Dopo 30 anni di silenzio, nei quali Sacconi si è dedicato maggiormente alla pittura, l’artista è tornato alla scultura con una produzione forte e “violenta”, certamente di denuncia della condizione di disagio vissuta dall’uomo contemporaneo. Sensibile come un nervo scoperto, Sacconi ragiona sulle sofferenze dei singoli e dei popoli sollecitando una più ampia riflessione sullo sgomento che l’uomo vive senza quasi rendersene conto, su quel profondo senso di smarrimento che serpeggia in ogni attimo della giornata in ognuno di noi.

 

A. Panzetta, Federico Capitani... ovvero della delicatezza e della poesia, in Federico Capitani, catalogo della mostra di Montevarchi, Levane 2006.

Prima mostra personale del giovanissimo artista toscano, vincitore del VI Premio Gardeschi per la scultura nel 2005, caratterizzato da un linguaggio delicatissimo e poetico che re-inventa talune iconografie tradizionali della nostra cultura.


A. Panzetta, Il dolore delle madri. Massimo Sacconi sculture, catalogo della mostra, Firenze 2007.

Le opere di Massimo Sacconi possiedono di una bellezza sublime, dove “sublime” è inteso nel senso di ciò che deve “muovere l’animo”, attingendo nel profondo e percuotendo le corde più intime e recondite del nostro sentire. Tre madri agitate, ultima produzione dell’artista, che rimandano nella mente immagini antiche e attuali… squarci di moderne Stragi degli innocenti… le Erinni pagane che irrompono nel quotidiano… Il dolore pietrificato della Deposizione di Nicolò dell’Arca… quante madri, così lacerate nel profondo, abbiamo visto negli anni recenti.

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A. Panzetta, Una scheda per Pietro Guerri sedici anni dopo, in Qui, prima che a Roma!, a cura di V. Caciulli e G. Monicolini, catalogo della mostra di Montevarchi, Firenze 2007.

Nell’anno delle celebrazioni di Garibaldi, un mostra ed un volume di saggi che ricostruiscono la vicenda dell’edificazione a Montevarchi di uno dei primi monumenti celebrativi dell’Eroe dei due Mondi, in forte anticipo rispetto alla capitale. L’intervento ricostruisce la vicenda artistica dell’autore, lo scultore Pietro Guerri, monopolizzatore delle commissioni pubbliche nell’area del Valdarno tra Ottocento e Novecento.

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A. Panzetta, Tra Fedro, Esopo e La Fontaine... il moderno e umano bestiario di Federico Civolani, catalogo della mostra, Montevarchi, 2006.

Prima mostra personale del giovanissimo artista bolognese, vincitore del VII Premio Gardeschi per la scultura nel 2007. Modellatore singolare, Civolani fa parlare gli animali con semplicità, e per loro tramite evidenzia ed ironizza le debolezze dell’uomo.

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A. Panzetta (a cura di), Omaggio a Giacomo Puccini. Comunicare l’Opera. Manifesti liberty italiani 1895-1924, catalogo della mostra, Montevarchi 2008.

Nella convinzione che Giacomo Puccini sia patrimonio non solo toscano, ma italiano ed universale, in occasione del 150° Anniversario della Nascita del grande compositore l’Assessorato alla Cultura di Montevarchi in collaborazione con “Il Cassero per la scultura” e con il contributo dell’Accademia Valdarnese del Poggio, ha organizzato questa esposizione negli storici locali della Chiesa di Cennano. Il reperimento in un’importante collezione privata di un inedito ritratto in bronzo di Giacomo Puccini, opera dello scultore Aristide Petrilli, è stato il motivo scatenante per una mostra, ottenendo il prestito dei manifesti originali delle opere pucciniane conservati nel Massimo & Sonia Cirulli Archive (Bologna-New York), capolavori della grafica liberty italiana. Intorno al ritratto di Puccini, la sequenza dei grandi manifesti per Tosca, Madama Butterfly, Gianni Schicchi, Manon Lescaut, La Bohème, richiama il suo genio musicale e fa rivivere una delle stagioni più suggestive della grafica italiana. Ma partendo da questa sequenza, l’omaggio a Puccini si dipana nel tempo e nelle diverse espressioni artistiche, e se da un lato si estende anche alle versioni cinematografiche, dall’altro documenta gli allestimenti pucciniani negli storici teatri di Montevarchi. Un inedito ritratto del tenore Enrico Caruso, scultura di Filippo Cifariello e uno del tenore Giuseppe Borgatti, bronzo di Michelangelo Monti, sono inoltre presenti in mostra a ricordare le relazioni tra Puccini e i suoi grandi interpreti.

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A. Panzetta, Divagazioni tra Poesia e Simbolismo. Pittura, Scultura ed Arti Applicate tra Ottocento e Novecento, catalogo della mostra, Milano 2009.

Allestire un percorso tra poesia e simbolismo, per l’arte italiana e con l’arte italiana, è impresa semplice se si avesse a disposizione la totalità delle opere note e presenti nelle collezioni pubbliche, ma tentare di dare un contributo qualitativamente significativo pur mantenendo la propria specifica fisionomia di mercante d’arte è cosa assai difficile. Con una manciata di opere eccelse ci riesce però Daniela Balzaretti che, con Vassili Balocco, ha ancora ben chiaro l’originario significato della parola “antiquario”: antico sinonimo di appassionato cultore e studioso delle cose antiche. Anni di ricerca, sostenuti da una selezione rigorosa e intransigente che ha imposto l’archiviazione e la temporanea rinuncia a proporre al mercato i capolavori rintracciati, hanno permesso l’allestimento di un viatico fascinoso, nel quale la Poesia diviene simbolismo e il Simbolismo si tinge di poesia.
Così, come in un surreale e animista colloquio suadente, sussurrato nella penombra di un elegante salotto italiano, le opere si animano e comunicano. E allora, nella quiete di questo salotto, un marmo di Arrigo Minerbi, soffuso di struggente malinconia pascoliana, mesto si confessa con lo spiritismo ideale e sublime di un bassorilievo di Leonardo Bistolfi che ascolta, ma non perde d’occhio la tenera, fragile timidezza del roseo e acerbo nudino di Emilio Quadrelli. Poco dappresso, un altro colloquio fatto di gesti, di sguardi e di sogni: nel serico splendore degli arazzi di Vittorio Zecchin, l’austera vestale compie offerte fumiganti, rituali di Fede in una notte stellata. Tra le fronde occhiute come code di sontuosi pavoni, ammantata dai lunghi capelli bruni è assorta, rapita dalle sue stesse parole rituali, mentre distratto, lo sguardo poetico sui cieli di Adolfo De Carolis si perde tra i nembi, i ricordi passati e i sogni anelati.

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A. Panzetta, Per Giuliano Babini, in Babini. Sette sculture, catalogo della mostra, Ravenna 2009.

I lavori musivi “bidimensionali” di Babini sono noti per la capacità di dominare il ritmo delle piccole e luminose tessere; il suo contributo all’architettura e all’architettura d’interni, come art director dello “Studio Akomena”, è apprezzato a livello internazionale; mancava all’appello solamente la prova della scultura, anche se le prime avvisaglie erano già avvertibili qua e là, in alcuni parziali interventi su sculture di altri artisti, ma soprattutto in quel lavoro straordinario che fu la tomba parigina di Rudolf Nureyev nel cimitero russo di Sainte Genevieve sou Bois del 1997. La recente produzione di Babini sul tema degli animali è certamente sorprendente per ironia e raffinatezza. Quando l’antica magia della scultura si coniuga con il rutilante incanto del mosaico, il rischio più affascinante è che il risultato sia anche glamour.

A. Panzetta (a cura di), L’Accademia di Belle Arti di Bologna a Crespellano. Documentare la giovane creatività. La Scultura, catalogo della mostra, Crespellano 2009.

Indagine sulle scuole di scultura nell’importante Accademia emiliana con la presentazione dei migliori allievi che iniziano a farsi notare nelle mostre nazionali italiane.

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A. Panzetta, ...del Dolore, dell’Amore e della Libertà... le Cantiche di Massimo Sacconi, catalogo della mostra di Arezzo, Montevarchi 2009.

Nel 2003 Massimo Sacconi ha ripreso a produrre con rinnovata intensità, presentandosi nel 2005 con una significativa personale a Montevarchi, e da quel momento ogni sua opera è da considerare come una “Cantica” di profonda e mesta compartecipazione alle sorti dell’uomo, un componimento singolo solo in apparenza, ma in realtà frammento di un più ampio e straordinario “Poema del Dolore” che, pur partendo da eventi contemporanei, muove in direzione più ampia ed universale. Un poema da far iniziare idealmente con «P.O.W. (Prisoner of War-Abu Ghraib)», ma che si impenna per giungere al vertice con il gruppo «Il dolore delle madri», la «Pietas per Beslan» e il monumento «Morti bianche» per la Regione Toscana. Ma quel vertice di tensione emozionale è ancora “tenuto” oggi con «Bios/Eros» e «Violata», ma anche con «Il gabbiano», nel quale Massimo pare non volersi negare una speranza di libertà.

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A. Panzetta (a cura di), Ipotesi per un ritratto contemporaneo. Battaglia - Miglietta + Gabriele Garbolino. Ricerche in corso, catalogo della mostra, ArteFieraOff, Bologna 2010.


In una linea di indagine e definizione del “ritratto” contemporaneo, a livelli di eccellente qualità si pongono da un lato Gabriele Garbolino, trentenne scultore piemontese, con la sua singolare ricerca sul volto, tendenzialmente frammentato ed ingigantito in scala monumentale. I suoi materiali sono il marmo, il bronzo, ma sempre più spesso l’algido alluminio, la ghisa pesante e il ferro acidato che tendono a trasfigurare i soggetti in una dimensione “altra”, parallela, fortemente suggestiva, ma allo stesso tempo profondamente elegante. In parallelo la ricerca di Stella Battaglia & Gianni Miglietta, fiorentini che lavorano in coppia in modo singolare, coltissimo ed originale. Sul filo della visione anamorfica, riflettendo sul rapporto tra visione e soggetto e con la tecnica della proiezione prospettica sul ritratto modellato - rivisitato attraverso la moderna tecnologia della video-installazione - giungono ad un incontro tra pittura e plastica realizzando sculture rivestite dalla luce e dai colori del vero; una “virtualità” concettuale a tratti spiazzante, del tutto inedita e singolare nel panorama contemporaneo.

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A. Panzetta, Alcune riflessioni per Gabriele, in Gabriele Garbolino Rù, a cura di M. Bertoli, Catalogo della mostra di Modena e Agrigento, Modena 2010.


Primo catalogo monografico dello scultore piemontese, edito in occasione delle mostre di Modena e Agrigento. Opere recenti in materiali diversi, di grande qualità e controllo, che paiono ragionare dell’universale fragilità umana, ma anche della sensualità, del dolore e della solitudine del nostro quotidiano.

A. Panzetta, Natura e scultura di Giuseppe Cavallini, catalogo della mostra, Bologna 2010.


Tutta la scultura, dall’antichità al Novecento, ha dato esempi singolari e significativi di “Natura” scolpita, ed è con questa filza nella mente che è necessario accostarsi alla recente produzione di Giuseppe Cavallini che ci propone una sua visione di “Natura” non trattata però come “rilievo”, bensì come tuttotondo, come schegge di un paesaggio inquieto in simbolica sospensione panica, dove l’uomo è costantemente richiamato idealmente e talvolta tragicamente, alla responsabilità del suo agire. Se, a prima vista, le “Nature” di Cavallini paiono immerse in una poesia intimista ed “atmosferica”, la presenza di segni costruttivi misteriosi ed improbabili, ma soprattutto di strutture metalliche che destabilizzano la lettura poetica, orientano tali “Nature” nelle direzione di una riflessione sulla condizione del paesaggio nel nostro tempo: indebolito e bisognoso di tutela o tragicamente ed artificialmente soffocato e vincolato?

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A. Panzetta (a cura di), Nane Zavagno, la scultura attraverso, catalogo della mostra di Montevarchi e Figline, Montevarchi 2011.

In contemporanea con la sua partecipazione alla 54 Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, Nane Zavagno, scultore ed artista poliedrico, di primaria importanza nel panorama artistico nazionale ed internazionale, per la prima volta presenta i suoi suggestivi lavori a colloquio con il fascinoso paesaggio della Toscana. La particolarità della sua ricerca artistica, che tende felicemen¬te a risolvere la più antica e vexata quaestio sulla scultura da esterno, riguardante la monumentalità, l’inserimento nel contesto e la fusione atmosferica con lo stesso, si rafforza con le suggestive visioni collinari del Valdarno che compe¬netrano i suoi volumi estesi e singolari. La felice collaborazione tra “Il Cassero per la Scultura Italiana dell’Ottocento e del Novecento” di Montevarchi e il gruppo “Elite Club Vacanze” si è con¬cretizzata con l’allestimento di questa esposizione in esterno negli spazi del “Village Norcenni Girasole Club” e della storica villa “La Palagina” a Figline Valdarno, un evento che è parte integrante di quella ricognizione ed indagine critica che il museo montevarchino - unico in Italia che per vocazione è de¬dicato alla scultura - ha avviato sul contemporaneo sondando i materiali, le problematiche, i linguaggi e le poetiche di un’arte che, nel nostro Paese, ha una millenaria tradizione di eccellenza.

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A. Panzetta (a cura di), Christian Zucconi, la pietra e la carne, catalogo della mostra, Torelli Edizioni, Montevarchi 2012.


Parte integrante di quella ricognizione ed indagine critica che il museo montevarchino “Il Casssero per la Scultura Italiana dell’Ottocento e del Novecento” - unico in Italia che per vocazione è interamente dedicato alla scultura - ha avviato sulla plastica contemporanea sondandone i materiali, le problematiche, i linguaggi e le poetiche, l’allestimento di alcune opere di Christian Zucconi (Piacenza, 1978) all’interno delle sale espositive de “Il Cassero” sollecita riflessioni e suggestioni certamente inattese. Reduce dalla sua partecipazione alla 54" biennale internazionale d'arte di Venezia e da due straordinarie personali allestite all’interno del Museo del Castello Sforzesco a Milano e di quello di Palazzo Farnese a Piacenza, l’artista entra ora in diretto colloquio con la scultura otto-novecentesca del Museo.
Il materiale è quello lapideo, nella sanguigna variante del travertino persiano che accentua i contenuti “carnali” della sua poetica scabra e scabrosa; già questo potrebbe essere individuato come il suo specifico linguaggio, ma c’è ben altro. La particolarità della sua ricerca artistica è amplificata da una tecnica d’esecuzione assolutamente matura e singolare, volta ad alleggerire le opere, a svuotarle dalla materia superflua sino a farle divenire gusci leggeri, fessurati e fluttuanti. Una tecnica che giunge a confutare la tradizionale convinzione che la scultura in pietra non possa essere “leggera”. Catalogo di 32 pagine con fotografie di Virginia Righeschi, video di Tommaso Orbi e testo di Giulia Stagi.

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D. Esposito e A. Panzetta (a cura di), Gemito e la scultura a Napoli tra otto e novecento, catalogo della mostra di Montevarchi, Fioranna edizioni, Napoli 2012.

La felice collaborazione con alcuni dei più importanti collezionisti privati italiani, in massima parte napoletani, ha reso possibile per la prima volta in Toscana la presentazione di 70 capolavori di scultura partenopea tra ottocento e novecento. Organizzata dal Comune di Montevarchi - Assessorato alla Cultura e dall’Associazione Amici de Il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento e patrocinata dalla Provincia di Arezzo, la mostra presenta un importante nucleo di 12 bronzi di Vincenzo Gemito, figura centrale nel passaggio tra Otto e Novecento della scultura meridionale. In allestimento figurano anche alcune importanti opere di Giovan Battista Amendola, Achille D' Orsi e Gesualdo Gatti. L’excursus partenopeo comprende un’ampia selezione di 12 opere di Giuseppe Renda, figura certamente di primo piano e punto di riferimento per gli scultori più giovani, nel ventennio in cui Gemito si ritira in esilio volontario. La visione della scuola partenopea si sviluppa attraverso le opere di Raffaele Belliazzi, Enrico Mossutti, Vincenzo Alfano, Rocco Milanese, Raffaele Marino, Giovanni De Martino e Vincenzo Aurisicchio, mentre l’esplosione della nuova sensibilità novecentesca emerge dalle opere di Gaetano Chiaromonte, Saverio Gatto, Francesco Parente, Giuseppe Pellegrini, Giovanni Tizzano, Salvatore Pavone, Terra Renda e dai raffinatissimi animalisti Antonio De Val  e Ennio Tomai. A Filippo Cifariello, forse il più grande ritrattista del suo tempo, si deve anche un intenso ritratto del tenore Enrico Caruso, l’artista forse più noto e amato in Italia e all’estero e del quale gli estimatori pensano di sapere tutto, mentre invece a pochissimi è nota la sua attività di modellatore di bronzi, arguti ed ironici, fusi per la maggior parte a New York.
Catalogo di 176 pagine.

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A. Panzetta (a cura di), Massimo Sacconi, l’urlo muto della coscienza, catalogo della mostra di Montevarchi, Aska edizioni, Firenze 2012.

Significativo e schivo maestro aretino, nato a San Giovanni Valdarno nel 1945 e montevarchino d’adozione, le cui opere all’interno delle sale espositive de “Il Cassero” sollecitano riflessioni e suggestioni certamente inattese. Sacconi, che predilige il gesso alabastrino, dota le sue grandi figure di un forte espressionismo profondamente legato alla personale riflessione sui disagi dell’uomo nel nostro tempo. In linea con la ricognizione e indagine critica che il museo di Montevarchi ha da sempre effettuato sulla plastica contemporanea sondandone i materiali, le problematiche, i linguaggi e le poetiche. La realizzazione dell’evento ha visto la partecipazione dell' Associazione Amici de il Cassero per la scultura italiana dell' Ottocento e del Novecento e della Cooperativa Itinera C.E.R.T.A. Inoltre, il progetto si avvale della collaborazione dell' Associazione Fotoamatori Francesco Mochi e dell' Associazione MACMA che, coniugando la fotografia e la cinematografia con le opere esposte, raccontano ogni singolo evento con linguaggi e punti di vista diversi dando vita a nuove e inattese suggestioni. Catalogo di 32 pagine, corredato da una serie di foto di Marco Mugniai e da un video realizzato da Tommaso Orbi, con un testo di Elena Facchino.

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A. Panzetta (a cura di), Stella Battaglia, l'essenza dell'apparenza, catalogo della mostra di Montevarchi, Aska Edizioni, Firenze 2013.

Il secondo appuntamento di quella ricognizione ed indagine critica che il museo montevarchino - unico in Italia che per vocazione è interamente dedicato alla scultura - ha avviato sulla plastica del nostro tempo sondandone i materiali, le problematiche, i linguaggi e le poetiche, all’interno del progetto regionale “Toscanaincontemporanea2012”, è dedicato a Stella Battaglia (Modica-RG, 1961). La presentazione di alcune opere dell’artista fiorentina, d’adozione e di formazione, all’interno delle sale permanenti de “Il Cassero” allestisce situazioni singolari – tra plastica e video proiezione – che destabilizzano l’osservatore coinvolgendolo sul tema della forma e della sua apparenza.
Dopo la significativa personale di Firenze presso il Museo Galileo l’artista, che nella sua produzione affronta il complesso tema della visione e delle correzioni ottiche nella scultura, sino a produrre lavori completamente e sorprendentemente anamorfici realizzati in tutti i materiali tradizionali e sintetici, entra ora in diretto colloquio con la scultura otto-novecentesca del Museo. La particolarità della sua ricerca è amplificata dall’originale riflessione sul tema del “ritratto” - rivisitato attraverso la moderna tecnologia della video-installazione - nella quale, sul filo della visione anamorfica e riflettendo sul rapporto tra visione e soggetto, con la tecnica della proiezione prospettica sul ritratto modellato, l’artista riesce a declinare l’incontro tra pittura e scultura realizzando opere rivestite dalla luce e dai colori del vero; una “virtualità” concettuale a tratti spiazzante, del tutto inedita e singolare nel panorama contemporaneo. Catalogo di 32 pagine, corredato da una serie di foto di Irene Ristori e da un video realizzato da Andrea Foschi, con un testo di Valentina Donati.

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A. Panzetta (a cura di), Gabriele Garbolino Rù, ritratto multiforme, catalogo della mostra di Montevarchi, Aska Edizioni, Firenze 2013.

Il terzo step di ricognizione e indagine critica che il museo di Montevarchi ha avviato sulla plastica del nostro tempo, sondandone i materiali, le problematiche, i linguaggi e le poetiche, all’interno del progetto regionale “Toscanaincontemporanea2012”, è dedicato a Gabriele Garbolino Rù (Torino, 1974). Emergente scultore torinese formatosi all’Accademia Albertina di Torino, modellatore di grande qualità che traduce le sue creazioni in marmo e fusioni che spaziano dal bronzo - tradizionale medium plastico - all’alluminio, al piombo e alla ghisa, sondando le potenzialità espressive di metalli meno “praticati” per le oggettive difficoltà tecniche di realizzazione, Garbolino Rù espone a “Il Cassero” alcuni lavori recenti all’interno delle sale permanenti. Dopo le significative personali a Modena e ad Agrigento, il confronto e il colloquio tra la scultura del museo e i suoi lavori diviene ora serrato e potentissimo sia per l’impatto visivo, la cui coerenza di modellato con i maestri storici nulla toglie alla sua assoluta contemporaneità, sia per l’originale riflessione sul tema del “ritratto collettivo” e della manifestazione degli stati dell’animo. In quest’ultimo tema - riverbero della condizione di disagio interiore nella quale l’uomo, in quanto tale, convive da sempre - lo scultore, dando ruolo prioritario alle mani sul volto, arriva a far vibrare le corde profonde della nostra sensibilità, senza rinunciare a risultati di assoluta eleganza formale. Catalogo di 32 pagine, corredato da una serie di foto di Bianca Baroni e da un video realizzato da Pierfrancesco Bigazzi e Lorenzo Donnini, con un testo di Veronica Becattini.

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A. Panzetta (a cura di), Francesca Fabbri, una contemporaneità antichissima, catalogo della mostra di Montevarchi, Aska edizioni, Firenze 2013.

Il quarto e ultimo appuntamento di quella ricognizione ed indagine critica che il museo montevarchino - unico in Italia che per vocazione è interamente dedicato alla scultura - ha avviato sulla plastica del nostro tempo sondandone i materiali, le problematiche, i linguaggi e le poetiche, all’interno del progetto regionale “Toscana incontemporanea2012”, è dedicato a Francesca Fabbri (Bologna, 1963). La presentazione di alcune opere dell’artista ravennate all’interno delle sale permanenti de “Il Cassero” allestisce situazioni singolari che invitano l’osservatore a riflettere su un linguaggio artistico complesso e di grande fascino. Reduce dalla partecipazione alla Biennale veneziana del 2011, dove ha presentato una grande scultura interamente mosaicata con tessere di platino, e da un’ampia personale a Miami (Florida), l’artista, che nella sua produzione affronta con grande maestria il tema della scultura unita al mosaico, riaggiornando nel contemporaneo un’arte antichissima e poco praticata dal grande pubblico, entra ora in diretto colloquio con la scultura otto-novecentesca del Museo. La particolarità della sua ricerca, che con il famoso monumento a Rudolf Nureyev nel cimitero di Sainte Genevieve sou Bois a Parigi ha saputo rinnovare il genere della scultura funeraria, sta nell’aver fatto tesoro dell’antica arte bizantina orientandola nella direzione di una sontuosità a tratti “glamour”, ma profondamente concettuale. Catalogo di 32 pagine, corredato da una serie di foto di Francesca Bigazzi e da un video realizzato da Fulvia Orifici, con un testo di Federica Marrubini.

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A. Panzetta e R. Campana (a cura di), Volti dal passato. Giorgio Rossi e le sue muse, catalogo della mostra, Aska, Firenze 2013.

Organizzata dal Museo Civico "Il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento"di Montevarchi (AR) e dall’Associazione Amici de Il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento, patrocinata dalla Provincia di Firenze e dalla Regione Toscana, la mostra si inserisce in un progetto di rivalutazione degli scultori toscani attivi nella prima metà del XX secolo. Giorgio Rossi (1892-1963) è stato un eccellente comprimario dei più importanti protagonisti dell’arte in Toscana nel primo Novecento: nato a San Piero a Sieve (FI), allievo di Antonio Bortone, membro onorario dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Maestro versatile nell’uso di tutti i materiali tradizionali della scultura (bronzo, marmo, terracotta, legno, alabastro), Giorgio Rossi, autore dei Monumenti ai Caduti di Lezza (CO) e Borgo San Lorenzo (FI), ha partecipato a importanti esposizioni quali la Biennale Romana del 1921, le Biennali di Venezia del 1930 e del 1936 nonché alle più significative mostre nazionali di Milano, Brescia e Torino. Scultore raffinato e di grande forza soprattutto nella ritrattistica dove, parallelamente alla ricerca della somiglianza esteriore del soggetto, si concentra in una delicata introspezione psicologica. Impegnato anche per oltre un ventennio nell’attività didattica presso la Regia Scuola Artistico-Industriale per l’alabastro di Volterra, lo scultore muore a Firenze nel 1963 lasciando una serie di opere inedite rigorosamente custodite dalla famiglia che ha iniziato un percorso di rivalutazione dell’artista con le recenti mostre a Palazzo Panciatichi (2009), presso la sede dell’Ente Cassa di Risparmio (2010) e nel Palazzo Comunale di Pontassieve (2011). L’autoritratto dello scultore è entrato nelle Collezioni degli Uffizi trovando posto nella Galleria degli Autoritratti nel Corridoio Vasariano. In allestimento a Palazzo Medici Riccardi  a Firenze una sessantina di ritratti plastici - perlopiù femminili – eseguiti in bronzo, marmo, terracotta, gesso insieme ad alcuni dipinti. Catalogo di 88 pagine con 110 immagini a colori.

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A. Panzetta (a cura di), Sculture da ridere. Da Adriano Cecioni a Quinto Ghermandi. Tra Otto e Novecento, un secolo di caricatura e satira nella scultura italiana, catalogo della mostra di Montevarchi e Bologna, Fioranna ed., Napoli 2013.

Oltre 170 opere tra terrecotte, bronzi, gessi, disegni e dipinti, svelano per la prima volta un secolo di caricature e satira nella scultura italiana. Allestita al Museo Civico “Il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento” a Montevarchi (Ar), organizzata da Associazione “Amici de Il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento”, Comune di Montevarchi, Genus Bononiae e, con il patrocinio della Regione Toscana, il sostegno e la collaborazione di Edizioni Fioranna, Accademia di Belle Arti di Bologna - Scuola di Restauro e Fondazione Carnevale di Viareggio. La mostra è stata riallestita a Bologna, presso Casa Saraceni, spazio espositivo della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna. Il tema della caricatura è stato spesso indagato soprattutto nell’ambito della pittura e della grafica. L’attenzione per questo genere nel campo della scultura si è sempre limitata alla citazione delle straordinarie e rarissime terrecotte prodotte nella seconda metà del XIX secolo dal macchiaiolo Adriano Cecioni suggerendo, di fatto, l’idea che gli scultori non fossero interessati a tale genere o produzione. Idea che è assolutamente non corrispondente alla verità storica. “Il Cassero per la Scultura Italiana dell’Ottocento e del Novecento” ha avviato un’indagine su questo genere nell’arte plastica italiana; una ricerca che getta nuova luce su un genere artistico così poco conosciuto. Sono stati individuati i lavori di una quindicina di artisti per oltre 170 opere. Di alcuni di questi autori la produzione “caricaturale” era del tutto ignorata e sono stati trovati consistenti nuclei totalmente inediti. Tra le opere esposte una dozzina sono dei macchiaioli Adriano Cecioni e Angiolo Tricca tra terrecotte policrome e tavole caricaturali. Umberto Tirelli, reggiano che ha vissuto a lungo a Bologna, grande disegnatore di caricature per i più importanti periodici italiani tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, è presente con oltre venti caricature in terracotta dipinta, tutte assolutamente inedite, tra le quali quelle di Giosuè Carducci, Guglielmo Marconi, Eleonora Duse, Emma Gramatica e Primo Carnera. Poi tavole colorate e un grande dipinto inedito raffigurante il “Caffè Nazionale di Bologna”, popolato delle caricature degli artisti. Di Cleto Tomba, bolognese, sono state selezionate una trentina di terrecotte policrome di grande effetto, molte inedite; mentre di Quinto Ghermandi è stato esposto un importantissimo nucleo (circa sessanta pezzi) di piccole terrecotte policrome satirico-caricaturali mai presentate prima e di soggetto politico, riferite a personalità della Prima Repubblica. Tale sezione venne riservata ad un pubblico adulto per la particolare trattazione di personaggi politici come, tra gli altri, Nilde Jotti, Berlinguer, De Mita, Andreotti, Napolitano, Pertini, Craxi, Fanfani, Spadolini e Di Pietro. In allestimento e in catalogo anche opere di Leonardo Bistolfi, Enrico Caruso, Ettore Ximenes, Felice Tosalli, Giuseppe Renda, Timo Bortolotti, Rodolfo Castellana, Amilcare Guido e Renato Brozzi. Catalogo di 176 pagine con oltre 200 immagini a colori e testi di autori vari.

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A. Panzetta (a cura di), Alluminio. Tra Futurismo e contemporaneità, un percorso nella scultura italiana sul filo della materia, catalogo della mostra di Montevarchi, Aska, Firenze 2013.

Evento che rientra nel progetto “Contemporaneamente…al Cassero! Suggestioni, poetiche, linguaggi e approfondimenti sulla scultura italiana contemporanea”, realizzato dal Comune di Montevarchi, Assessorato alla Cultura, finanziato insieme alla Regione Toscana nell’ambito di “Toscana incontemporanea 2012” e sostenuto da CiAl - Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo dell’Alluminio, official partner dell’evento. Questa mostra è dedicata all’utilizzo di uno dei materiali della scultura contemporanea come l’alluminio. Oltre 60 le opere esposte, provenienti da collezioni pubbliche, archivi e fondazioni private, di artisti come Thayaht e Ram, Regina e Renato Di Bosso, ma anche Bruno Munari e Valeriano Trubbiani, Dadamaino e Gilberto Zorio, e tanti altri che hanno usato l’alluminio per le loro opere. Un materiale che è comparso nella scultura italiana a partire dalla metà degli anni Dieci del ‘900 fornendo agli artisti nuove e inattese frontiere espressive per tutto il XX secolo, fino alle nuove generazioni del XXI secolo. Una mostra che non intende essere esaustiva ma avviare, attraverso una congrua selezione di opere, una riflessione sul tema documentando le diverse tecniche d’impiego e le differenti potenzialità comunicative di questo materiale. Un racconto trasversale che parte dal secondo Futurismo degli anni Venti e Trenta, dove viene messo in evidenza il suo diverso utilizzo in relazione al linguaggio plastico scelto dagli artisti; dalle “sintesi plastiche” alle “aereosculture”, fino agli “spazialismi” che precedono la Seconda Guerra Mondiale (Delle Site, Tulli, Monachesi), passando per gli scultori più legati al “Novecento” italiano (Arpesani, Lorenzetti, Barbieri). Sono poi presentati alcuni esempi delle prime ricerche informali e astratte del dopoguerra (Castelli, Somaini, Galeffi), per poi proseguire con la poetica delle “strutture” e delle superfici “optical” degli scultori attivi negli anni Sessanta (Alviani, Zavagno, Baylon, Munari) e con l’uso dell’alluminio da parte degli artisti della “figurazione astratta” e dell’“arte povera” attivi tra gli anni Settanta e Novanta. Infine una selezione di opere, datate dopo il 2000 (Rivalta, Grassino, Garbolino Rù, Borrelli, Loretti), riguarda autori emergenti  che impiegano questo metallo in modo sempre più costante e originale. Allestita in due sedi: lo spazio mostre temporanee, per quanto riguarda la sezione storica con le opere del XX secolo, e le sale permanenti de “Il Cassero" per quella contemporanea del XXI secolo. con le schede di autori diversi. Catalogo di 144 pagine con oltre 120 immagini a colori e testi di autori vari.

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A. Panzetta (a cura di), Fatima Messana. X PNA sezione scultura, catalogo della mostra di Montevarchi, Aska, Firenze 2014.

Il primo appuntamento di quella ricognizione ed indagine critica che il museo montevarchino - unico in Italia che per vocazione è interamente dedicato alla scultura - da alcuni anni ha avviato sulla plastica del nostro tempo sondandone i materiali, le problematiche, i linguaggi e le poetiche, all’interno del progetto regionale “Toscanaincontemporanea2013”, ora focalizzato sugli artisti under 35 formatisi dell'alveo della grande tradizione italiana delle Accademie di Belle Arti, è dedicato a Fatima Messana. La presentazione di alcune opere dell’artista siciliana d’adozione, formatasi all'Accademia di Belle Arti di Firenze e vincitrice della sezione scultura del X PNA (Premio Nazionale delle Arti 2013), all’interno delle sale permanenti de “Il Cassero” offre spunti singolari di riflessione sulla nostra società - sospesi tra stupore e denuncia comportamentale - che destabilizzano profondamente e a volte violentemente l’osservatore coinvolgendolo sui temi del rispetto e del tragico malcostume del nostro tempo.
Fatima Messana è giovane, ma non priva di esperienze espositive in mostre collettive nazionali e internazionali dove si è già distinta per la sua espressività fortemente  concettuale, sostenuta dalla sicura capacità di modellare immagini di poderoso impatto visivo realizzate in materiali diversi che spaziano dai sintetici ai tessili, dai lignei agli organici di provenienza umana.
I lavori di Fatima, solo apparentemente sulla linea di ricerca provocatoria di Maurizio Cattelan, in diretto colloquio con la scultura otto-novecentesca nelle sale permanenti del Museo, rivitalizzano una delle più nobili funzioni che ha avuto l'arte a far capo dall'ultimo quarto del XIX secolo, quella di essere anche denuncia e urlo lancinante contro una società che pare aver perso i basilari fondamenti del rispetto e dell'armonia. Catalogo di 32 pagine, corredato da una serie di foto di Andrea Pierozzi e da un video realizzato da Andrea Foschi, Tommaso Orbi e Fulvia Orifici, con un testo di Federica Marrubini.

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A. Panzetta (a cura di), Alexandros Yiorkadjis, l'armonia e il contrasto, catalogo della mostra di Montevarchi, Aska, Firenze 2014.

Il secondo appuntamento previsto all’interno del progetto regionale “Toscanaincontemporanea2013”,  focalizzato sugli scultori under 35 formatisi dell'alveo della grande tradizione italiana delle Accademie di Belle Arti, è dedicato a Alexandros Yiorkadjis (classe 1981), emergente scultore cipriota formatosi all’Accademia di Belle Arti di Bologna con Davide Rivalta, che documenta ad alto livello come l’Italia e le sue Accademie siano ancora di grande richiamo per gli studenti da tutto il mondo che scelgono il nostro Paese come luogo privilegiato per la loro formazione artistica. Alexandros -  vincitore del Premio Nazionale delle Arti del 2007-2008 per la Sezione Scultura - definito da tanti “addetti ai lavori” come uno dei giovani più interessanti nel panorama dell’arte attuale, è uno scultore di forte impatto che ragiona su tematiche no global in una visione armonica del mondo e della convivenza rispettosa della natura quasi di radice panteistica. Potentissimo modellatore e inventore di immagini nelle quali riesce a fissare il movimento dell’uomo ed il divenire dei sentimenti e dei moti dell’animo, questo giovane scultore ha al suo attivo diverse partecipazioni a mostre collettive in Francia, Italia, Grecia ed alcune importanti personali a Monaco di Baviera e a Nicosia. Come sempre, per questi appuntamenti, le opere saranno allestite all’interno delle sale permanenti de “Il Cassero” in un dialogo/confronto certamente inatteso e singolare. Catalogo di 32 pagine, corredato da una serie di foto di Chiara Francioni e da un video realizzato da Andrea Foschi, Tommaso Orbi e Fulvia Orifici, con un testo di Federica Tiripelli

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A. Panzetta (a cura di), Scultura & Mosaico. Da Lucio Fontana a Pietro D'Angelo. Tra XX e XXI secolo, le metamorfosi della tessera nella scultura italiana, catalogo della mostra di Montevarchi, Aska, Firenze 2014.

Due linguaggi artistici che fondendosi insieme hanno dato vita ad una nuova declinazione della scultura per la prima volta indagata scientificamente a partire dalla sua nascita. Un percorso di 50 opere che, dalla fine degli anni Trenta del secolo scorso arriva alle sperimentazioni neo-pop e neo zen dei più giovani artisti contemporanei, non tralasciando di indagare le differenti e metamorfiche elaborazioni del concetto di “tessera” da parte degli scultori italiani del XXI secolo.
La mostra si apre con un’impugnatura di coltello sacrificale azteca mosaicata, detto “La piccola Sfinge”, vero e proprio pezzo di scultura, uno tra i soli tre esemplari noti al Mondo, proveniente dal Museo Nazionale Etnografico “L. Pigorini” di Roma, che dimostra come in questo tipo di manufatti sia da riconoscere la fonte originale da cui prende spunto la nuova declinazione della scultura. Partendo dai cosiddetti “precursori”, Mirko Basaldella e Lucio Fontana, provenienti da importanti Collezioni pubbliche come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e Il Museo della Scuola Romana a Villa Torlonia, la mostra documenta le sperimentazioni degli anni Sessanta e Settanta dei maestri più anziani come Riccardo Licata e Nane Zavagno. La sezione successiva riguarda il fiorire del mosaico nella scultura a partire da Athos Ongaro e dalla Transavanguardia di Sandro Chia e Mimmo Paladino negli anni Ottanta. A seguire alcuni designer come Alessandro Mendini ed Ettore Sottsass jr. Il nucleo più consistente della mostra si focalizza su gli artisti di area ravennate che, più di altri, hanno fatto evolvere il linguaggio della scultura con il mosaico: Giuliano Babini, Marco De Luca, Francesca Fabbri, Stefano Mazzotti, Felice Nittolo. Tra XX e XXI secolo la “metamorfosi” della tessera e la sua differente declinazione è documentata dagli ultimi lavori di Giuliano Babini, da quelli di Dusciana Bravura, dalle vanitas in cristalli Swarovski di Nicola Bolla e dall’utilizzo di materiali “industriali” come graffette, puntine da disegno e viti nei lavori di Pietro D’Angelo.  Il percorso poi si chiude con un occhio attento sulle nuove sperimentazioni di Roberta Grasso, del collettivo CaCO3 e di Silvia Naddeo, vincitrice del PNA 2010, la cui opera proviene dalle collezioni del Ministero dell’Università e della Ricerca. Allestito in due sedi, lo Spazio Espositivo Ernesto Galeffi e le sale della collezione permanente del Museo Civico l’evento, accompagnato da un catalogo scientifico edito da Aska Edizioni, è patrocinato dal Comune e dall’Accademia dei Belle Arti di Ravenna e vede la collaborazione della Scuola di Restauro dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. Catalogo di 176 pagine.

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A. Panzetta, G. Monicolini (a cura di), In Victoria Vita. Bozzetti inediti di monumenti ai Caduti della Grande Guerra in Toscana, catalogo della mostra di Montevarchi, Aska, Firenze 2014.

Mostra fotografica sui monumenti scultorei celebrativi della Grande Guerra in provincia di Arezzo, corredata da alcune opere plastiche e grafiche, di collezione pubblica e privata, inedite di Monumenti ai Caduti del territorio toscano realizzati dagli artisti Guido Bianconi, Odo Franceschi (di proprietà del Comune di Montevarchi a seguito della donazione delle opere da parte dei familiari dell’artista), Pietro Guerri, Romeo Pazzini, Ugo Tarchi. Il progetto nasce in seguito alla presentazione da parte della Soprintendenza ai BAAS di Arezzo dell'indagine sui Monumenti ai Caduti della Provincia compiuta da Renata Gottschalk e Charles Fuchs nel 2010. L’iniziativa hail pregio non solo di valorizzare il lavoro fatto da importanti istituzioni pubbliche durante questi anni, ma anche di riuscire a recuperare patrimonio artistico toscano ed iniziare a focalizzare l’attenzione sul Centenario della Grande Guerra, le cui celebrazioni inizieranno proprio nel 2015

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A. Panzetta (a cura di), Christian Loretti, l'istintivo e arcaico stupore, catalogo della mostra di Montevarchi, Aska, Firenze 2015.

Il terzo ed ultimo appuntamento previsto all’interno del progetto regionale “Toscanaincontemporanea2013”, realizzato dal Comune di Montevarchi e finanziato insieme alla Regione Toscana, è focalizzato sui giovani scultori formatisi nell'alveo della grande tradizione italiana delle Accademie di Belle Arti. La mostra propone la più recente produzione artistica del trentasettenne scultore foggiano Christian Loretti, che ha individuato nell'alluminio un forte medium espressivo. Christian Loretti, che affianca alla sua attività scultorea quella di insegnante, predilige la scultura come elemento di decoro urbano ed ha partecipato a numerosi concorsi per la realizzazione di monumenti pubblici. Nel 2004 ha vinto l’ottava edizione del premio “Sculture da vivere” istituito dalla Fondazione Peano di Cuneo e nel 2008 il concorso indetto dal Comune di Santo Stefano Ticino (MI). In Toscana ha esposto nel 2013 alla collettiva “Alluminio. Tra Futurismo e Contemporaneità, un percorso nella scultura italiana sul filo della materia” allestita a Montevarchi. Loretti è figlio della sua terra, le cui radici affondano profondamente nella cultura mediterranea, un misto di antiche civiltà in rapporto armonico con la natura e con il mare che lo scultore rivitalizza in forme arcaiche, primitive. Giovane, ma già dotato di un controllo tecnico ed esecutivo in cui mostra un’assoluta maturità Loretti ci accompagna nel suo mondo di immagini stupefacenti e algide, la cui lucente materia metallica rende ancor più lunari e simboliche. Catalogo di 32 pagine, corredato da una serie di foto di Gabriele Vanneschi e da un video realizzato da Andrea Foschi, Tommaso Orbi e Fulvia Orifici, con un testo di Roberta Perego.

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A. Panzetta, B. Buscaroli, P. Deggiovanni, V. Roncuzzi (a cura di), Cavaliere del cielo. Il mito di Baracca nel monumento di Rambelli e nei media. Mostra commemorativa nel Centenario della Prima Guerra Mondiale, catalogo della mostra di Bologna, Aska, Firenze 2015.

L’esposizione storica e artistica racconta per la prima volta il perpetuarsi della fama di Francesco Baracca e della sua esperienza aeronautica attraverso una ricca raccolta di diverse tipologie di materiali, fra i quali un prezioso nucleo di una cinquantina di disegni per l’imponente monumento - inaugurato il 21 giugno del 1936 nella piazza di Lugo - eseguiti da Domenico Rambelli (Faenza, 21 febbraio 1886 - Roma, 1 settembre 1972), definito da Marinetti «animato da un suo ideale di forza e di sintesi» mutuato da Rodin e da Michelangelo; fu poi riconosciuto da Ludovico Ragghianti fra i “grandi” della scultura italiana tra le due Guerre e da Renato Barilli come «il principale autore monumentale degli Anni Venti». I disegni, appartenenti alla Biblioteca comunale Manfrediana di Faenza, presentati per la prima volta al pubblico dopo un accurato restauro che consentirà di recuperarne la piena leggibilità, sono stati eseguiti tra il 1927 e il 1936 e testimoniano il percorso creativo dell’artista faentino, attivo soprattutto nell’ambito della statuaria monumentale. Francesco Baracca è già un mito in vita, immortalato in reportages fotografici che ne inquadrano il fascino spavaldo unito a una studiata eleganza quasi da consumato attore, assomigliante fra l’altro a Errol Flynn e ai suoi personaggi con fama di grandi seduttori e dalla vita spericolata. Baracca è l’asso degli assi, il più grande pilota da guerra che ci sia mai stato - decorato con la croce dell'ordine militare di Savoia, una medaglia d’oro al valor militare, due d’argento e con una di bronzo -, entra nella leggenda già da vivo ed è celebrato da Gabriele D’Annunzio, come lui aviatore e grande amante del volo. Si è formato nell’Arma della Cavalleria perché durante la Prima Guerra ancora non esisteva l’Arma aeronautica militare. E, probabilmente in ragione di ciò, sceglie come proprio emblema un cavallino rampante dipinto sul suo aereo, che dopo la sua tragica morte (19 giugno 1918) viene offerto dalla madre a Enzo Ferrari che ne farà il simbolo della casa automobilistica. La 91a squadriglia, quella di Baracca, è la «Squadriglia degli assi», dove quasi tutti sono ufficiali di Cavalleria. Sono i «cavalieri dell’aria», i Ruffo di Calabria, i Piccio, i Ranza e gli altri, al tempo popolari quanto i divi televisivi di oggi. Significativa è anche l’evocazione di questa figura nell’ambito musicale, dapprima nel periodo futurista e poi nella produzione contemporanea. Proprio all’Asso del cielo è infatti ispirata l’opera L’aviatore Dro con libretto e musica di Francesco Balilla Pratella (Lugo, 1880 - Ravenna, 1955). Il fascino per il volo e il mito del concittadino ispirò il musicista futurista che portò sulle scene l’opera, eseguita per la prima volta proprio al Teatro Rossini di Lugo il 4 novembre del 1920, con un certo successo. Sempre Pratella per il suo illustre concittadino aveva musicato nella stesso anno anche un Inno pubblicato in occasione del Grand Raid aviatorio di Lugo. Ma non si spegne la memoria del personaggio, e in tempi più recenti anche Sergio Endrigo (Francesco Baracca nell'album Mari del sud,1982) e Francesco De Gregori, (Spad VII S489 nell’album Amore nel pomeriggio, 2001) gli hanno dedicato una loro composizione con una visione poetica del tema storico-biografico piuttosto inusuale nel panorama della canzone italiana. La mostra, studiata sia per il mondo scolastico sia per un ampio pubblico, proporrà attraverso la figura di Baracca una ricognizione sulla fase pionieristica dell’aeronautica nella rappresentazione artistica e nei media (in oggetti, nell’editoria, nella grafica e nella musica). Un’ampia e originale messe documentaria di più di un centinaio fra disegni e volumi, fotografie, cartoline, manifesti concessi in prestito dal Museo Francesco Baracca di Lugo, dalla Biblioteca Manfrediana di Faenza, dalle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, oltre che oggetti di collezioni private, contestualizzeranno il tema nella temperie della Grande Guerra e animeranno il percorso testimoniando il diffondersi e il perdurare della fama dell’eroe dell’aria e delle sue gesta. Catalogo di 80 pagine.

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A. Panzetta, F. Parisi (a cura di), Scultori & Incisione 1900-1940, catalogo della mostra di Montevarchi, Edifir, Firenze 2015.

Realizzata nell'ambito del progetto “Cassero in 2D e 3D. Scultori italiani tra grafica e tridimensionalità” dal Comune di Montevarchi, Assessorato alla cultura, con la collaborazione del Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci nell'ambito del progetto regionale: "Cantiere Toscana Contemporanea”.  In linea con la sua vocazione, il museo propone un approfondimento storico-tecnico sulla creatività parallela degli scultori italiani tra Otto e Novecento con oltre ottanta opere risalenti al periodo che va dalla fine del 1800 al 1940. Un viaggio alla scoperta delle incisioni più significative e più rare, realizzate da scultori, con l’intento di sondare e documentare nelle diverse tecniche un’attività che riflette totalmente le singolarità creative di ciascun artista talvolta più noto per la produzione plastica. Sono presenti litografie dei futuristi e di grandi nomi come Giorgio de Chirico, Arturo Martini, Marino Marini e Mario Sironi, accanto a lavori di autori meno praticati dal grande pubblico, ma presenti nelle più importanti collezioni di grafica internazionale. L’esposizione evidenzia come incisione e scultura siano figlie della medesima azione creativa dell'artista: quella, cioè, di aggredire la materia per ricavare un'immagine. Una gestualità totalmente differente da quella sottesa all'arte della pittura. È quindi l'eterno fascino della manipolazione della materia che lo scultore rinnova anche con le diverse tecniche dell'incisione, dalla xilografia alla litografia, passando per la linoleum grafia, l'acquaforte, la fotoincisione, la puntasecca e l'acquatinta. Il viaggio prende il via dal Simbolismo, con l'esposizione, tra l'altro, di una rara acquaforte di Edoardo Rubino del 1896, di alcune opere di Giorgio Kienerk, come un raro bassorilievo del 1907, provenienti dal museo di Fauglia, in provincia di Pisa, a lui intitolato, e dei lavori di Domenico Baccarini, Francesco Nonni e Adolfo Wildt. Tra gli autori futuristi troviamo Umberto Boccioni, Renato Di Bosso, Roberto Melli e Thayaht, del quale sarà in mostra il manifesto litografico del 1919 per Madeleine Vionnet accostato al suo capolavoro Dux – realizzato dieci anni dopo – ma anche autori più novecenteschi come Felice Casorati, Publio Morbiducci, Romano Romanelli, Duilio Cambellotti, Ferruccio Ferrazzi ed Ercole Drei, quest'ultimo con le rarissime acqueforti del 1902. Dei grandi scultori del Novecento come Arturo Martini, Marino Marini e Mario Sironi, verranno presentate singolari creazioni di assoluta qualità così come la straordinaria litografia di de Chirico, prestata da un'importante collezione privata. Infine accanto ai nomi più celebri, la mostra propone nell’ambito di questa ricerca, figure meno note, presenti nelle grandi collezioni di grafica internazionale, da cui arrivano raffinatissime incisioni e lito, talvolta in pendant con sculture-simbolo e accompagnate dalle matrici originali. E raffinatissime sono le incisioni di Guido Balsamo Stella, accostate ad una sua inedita scultura lignea policroma, così come le litografie di gusto jugend di Felice Tosalli sono abbinate con due suoi legni dipinti, mentre di Armando Baldinelli, Adolfo Balduini, Armando Giuffredi, Carlo Wostry, Italo Amerigo Passani, Giuseppe Palanti, Benito Boccolari, Vico Viganò, Antonietta Raphaël Mafai si potranno apprezzare lavori inattesi, adatti a un pubblico colto e raffinato. Catalogo di 145 pagine.

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A. Panzetta, V. Sgarbi (a cura di), Gli scultori di d'Annunzio. Anima e materia, catalogo della mostra di Gardone Riviera (BS), Silvana Editoriale, Milano 2015.

Il rapporto tra Gabriele d'Annunzio e le arti figurative, tra il Poeta e gli artisti, è un tema noto e ampiamente indagato, la bibliografia sull'argomento è oggi fittissima e vasta e si svolge su due direttrici precise e distinte: da un lato il comportamento di d'Annunzio amatore d'arte e collezionista, e dall'altro il ruolo del Poeta, ricettivo alle sollecitazioni visive e in rapporto costante con l'arte del suo tempo che si dipana e coincide con le vicende figurative della seconda metà del XIX secolo e della prima metà del XX. Per quanto riguarda lo specifico rapporto del Poeta con la scultura contemporanea e con gli scultori, sino ad oggi la conoscenza di tale aspetto era dovuta ad un breve intervento contenuto nel catalogo nella mostra Gabriele d'Annunzio e la promozione delle Arti tenutasi a Gardone nel 1988, nel quale erano esaminati una dozzina circa di autori definendo i rapporti con il Poeta in base a incontri, condivisioni, committenze, rapporti epistolari e illustrazioni letterarie. Per quasi tre decenni questo manipolo di scultori sono stati gli unici ad essere ricordati come in relazione con il Poeta. Gli scultori entrati in contatto a vario titolo con Gabriele d'Annunzio sono stati in realtà molti di più. Per chiunque abbia un occhio allenato, anche con una semplice visita al Vittoriale si sarà reso conto che, in quel suggestivo e fascinoso horror vacui presente in ogni stanza ed in ogni anfratto della casa del Poeta a Gardone, la presenza di opere di scultori suoi contemporanei è diffusissima e capillare e il numero degli autori va ben oltre la dozzina di nomi ricordati e documentati nella mostra del 1988. Partendo dalle personalità artistiche gia note, l'indagine condotta da questa mostra si è mossa su binari differenti e paralleli: da un lato le ricerche d'archivio hanno fatto riemergere ulteriori relazioni e contatti significativi, dall'altro il preciso scandaglio sul patrimonio conservato nella sua casa ha documentato altre personalità le cui opere vennero scelte dal Poeta o giunsero a lui per dono o a seguito di onorificenze. Si compone così, in allestimento, la sequenza dei lavori di una trentina di scultori che, a vario titolo, figurano in relazione diretta con Gabriele d'Annunzio. Ne emerge uno spaccato della scultura italiana a cavallo tra Otto e Novecento, singolare, ricca ed articolata in più direzioni, ulteriormente integrato da opere "scelte" di un'altra quindicina di scultori, che, oltre ad avere la funzione di completare il panorama della plastica del periodo, riferiscono sia degli interessi, delle passioni e dell'iconografia del Poeta, sia di quel gusto "dannunziano" che permeò i salotti buoni della medio-alta borghesia italiana nei primi decenni del XX secolo. Catalogo di 240 pagine.

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Mosaico

Nane Zavagno, 2002
Giuliano Babini, 2009
Tre X Tre, 2009
Scultura & Mosaico, 2014


Nane Zavagno. Opere 1950-2002. Cinquant’anni di attività artistica, a cura di A. Panzetta, (monografia con funzione di catalogo della mostra di Passariano), Umberto Allemandi ed., Torino 2002.

Nane Zavagno (classe 1932), pittore, scultore e mosaicista, ha attraversato il secondo Novecento costantemente nel vivo della più avanguardistica ricerca artistica. Dalla produzione pittorica informale degli anni Cinquanta, all’uso dell’alluminio anodico a partire dal 1961 inserendosi nella ricerca artistica optical e cinetica nazionale e internazionale, sino alle strutture modulari degli anni Settata e inizio Ottanta quando espone a Parigi con Victor Vasarely. Il volume, edito in occasione dell’antologica allestita alla Villa Manin di Passariano tra settembre e novembre 2002, documenta ampiamente anche la scultura non iconica e monumentale degli anni Ottanta e Novanta, caratterizzata dall’uso della rete metallica con il quale l’artista rientra nell’ambito della ricerca concettuale. Con tale materiale Zavagno si pone criticamente i due più fondamentali problemi legati alla scultura: l’inserimento nello spazio e la coniugazione dei principi di monumentalità e leggerezza, in apparenza antitetici e inconciliabili come solo in apparenza sono inconciliabili le opere di Moore con quelle di Melotti, suoi fondamentali punti di riferimento. Ma il volume documenta anche la straordinaria produzione musiva dell’artista, ritmata nel tempo in modo coerente ai propri differenti periodi creativi.
212 pagine, 40 tavole a colori, 207 riproduzioni in nero.

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A. Panzetta, Per Giuliano Babini, in Babini. Sette sculture, catalogo della mostra, Ravenna 2009.

I lavori musivi “bidimensionali” di Babini sono noti per la capacità di dominare il ritmo delle piccole e luminose tessere; il suo contributo all’architettura e all’architettura d’interni, come art director dello “Studio Akomena”, è apprezzato a livello internazionale; mancava all’appello solamente la prova della scultura, anche se le prime avvisaglie erano già avvertibili qua e là, in alcuni parziali interventi su sculture di altri artisti, ma soprattutto in quel lavoro straordinario che fu la tomba parigina di Rudolf Nureyev nel cimitero russo di Sainte Genevieve sou Bois del 1997. La recente produzione di Babini sul tema degli animali è certamente sorprendente per ironia e raffinatezza. Quando l’antica magia della scultura si coniuga con il rutilante incanto del mosaico, il rischio più affascinante è che il risultato sia anche glamour.

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A. Panzetta, Tre X Tre. 2 generazioni di maestri mosaicisti. Ines Morigi Berti, Sergio Cicognani, Giuseppe Ventura, Giuliano Babini, Marco De Luca, Paolo Racagni, catalogo della mostra, I Festival Internazionale del Mosaico contemporaneo, Ravenna 2009.

Nella felice occasione della prima edizione del Festival del Mosaico, senza la pretesa di tracciare l’esaustiva storia di quest’arte a Ravenna nel secondo Novecento, e lontanissimi dall’idea di celebrare le singole personalità, si è voluto richiamare l’attenzione sulla continuità del magistero ravennate, un aspetto troppo spesso bistrattato, dedicandogli un piccolo ma indicativo tributo. É il frame di un racconto storico e contemporaneo allo stesso tempo, occasione per porre a confronto alcuni lavori di Sergio Cicognani, Ines Morigi Berti e Giuseppe Ventura - i Maestri di un tempo - con quelli di Giuliano Babini, Marco De Luca e Paolo Racagni, Maestri che hanno formato la generazione più recente dei mosaicisti ravennati.

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A. Panzetta (a cura di), Scultura & Mosaico. Da Lucio Fontana a Pietro D'Angelo. Tra XX e XXI secolo, le metamorfosi della tessera nella scultura italiana, catalogo della mostra di Montevarchi, Aska, Firenze 2014.

Due linguaggi artistici che fondendosi insieme hanno dato vita ad una nuova declinazione della scultura per la prima volta indagata scientificamente a partire dalla sua nascita. Un percorso di 50 opere che, dalla fine degli anni Trenta del secolo scorso arriva alle sperimentazioni neo-pop e neo zen dei più giovani artisti contemporanei, non tralasciando di indagare le differenti e metamorfiche elaborazioni del concetto di “tessera” da parte degli scultori italiani del XXI secolo.

La mostra si apre con un’impugnatura di coltello sacrificale azteca mosaicata, detto “La piccola Sfinge”, vero e proprio pezzo di scultura, uno tra i soli tre esemplari noti al Mondo, proveniente dal Museo Nazionale Etnografico “L. Pigorini” di Roma, che dimostra come in questo tipo di manufatti sia da riconoscere la fonte originale da cui prende spunto la nuova declinazione della scultura. Partendo dai cosiddetti “precursori”, Mirko Basaldella e Lucio Fontana, provenienti da importanti Collezioni pubbliche come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e Il Museo della Scuola Romana a Villa Torlonia, la mostra documenta le sperimentazioni degli anni Sessanta e Settanta dei maestri più anziani come Riccardo Licata e Nane Zavagno. La sezione successiva riguarda il fiorire del mosaico nella scultura a partire da Athos Ongaro e dalla Transavanguardia di Sandro Chia e Mimmo Paladino negli anni Ottanta. A seguire alcuni designer come Alessandro Mendini ed Ettore Sottsass jr. Il nucleo più consistente della mostra si focalizza su gli artisti di area ravennate che, più di altri, hanno fatto evolvere il linguaggio della scultura con il mosaico: Giuliano Babini, Marco De Luca, Francesca Fabbri, Stefano Mazzotti, Felice Nittolo. Tra XX e XXI secolo la “metamorfosi” della tessera e la sua differente declinazione è documentata dagli ultimi lavori di Giuliano Babini, da quelli di Dusciana Bravura, dalle vanitas in cristalli Swarovski di Nicola Bolla e dall’utilizzo di materiali “industriali” come graffette, puntine da disegno e viti nei lavori di Pietro D’Angelo.  Il percorso poi si chiude con un occhio attento sulle nuove sperimentazioni di Roberta Grasso, del collettivo CaCO3 e di Silvia Naddeo, vincitrice del PNA 2010, la cui opera proviene dalle collezioni del Ministero dell’Università e della Ricerca. Allestito in due sedi, lo Spazio Espositivo Ernesto Galeffi e le sale della collezione permanente del Museo Civico l’evento, accompagnato da un catalogo scientifico edito da Aska Edizioni, è patrocinato dal Comune e dall’Accademia dei Belle Arti di Ravenna e vede la collaborazione della Scuola di Restauro dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. Catalogo di 176 pagine.

 

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