Tutta la scultura, dall’antichità al Novecento, ha dato esempi singolari e significativi di “Natura” scolpita, ed è con questa filza nella mente che è necessario accostarsi alla recente produzione di Giuseppe Cavallini che ci propone una sua visione di “Natura” non trattata però come “rilievo”, bensì come tuttotondo, come schegge di un paesaggio inquieto in simbolica sospensione panica, dove l’uomo è costantemente richiamato idealmente e talvolta tragicamente, alla responsabilità del suo agire. Se, a prima vista, le “Nature” di Cavallini paiono immerse in una poesia intimista ed “atmosferica”, la presenza di segni costruttivi misteriosi ed improbabili, ma soprattutto di strutture metalliche che destabilizzano la lettura poetica, orientano tali “Nature” nelle direzione di una riflessione sulla condizione del paesaggio nel nostro tempo: indebolito e bisognoso di tutela o tragicamente ed artificialmente soffocato e vincolato?